STOP AI CANIFICI
Il problema dei cuccioli venduti da negozi sta assumendo dimensioni allarmanti, ma, al momento non pare ci sia mezzo di effettuare controlli severi sulla effettiva autenticità dei documenti di accompagnamento e sull'età del cucciolo per cui il lavoro dei delinquenti è di molto facilitato.
Acquistare un cucciolo di origine ignota presenta moltissimi rischi per la sicurezza
Alla ribalta quotidiana due generi di notizie apparentemente prive di legame: sequestri di cuccioli importati illegalmente dai paesi dell’ex blocco comunista e il caso del Mastino napoletano che ha ucciso un bimbo di appena un anno. Il problema delle importazioni clandestine lo conoscevamo già, ma unicamente sotto il profilo del benessere animale, certamente non dal punto di vista dei rischi per la salute umana.
Mentre da tempo non si avevano notizie circa aggressioni da parte di cani, tanto che il Decreto Sirchia è stato lasciato decadere, ecco che succede ciò che non dovrebbe accadere mai. Singolare che l’autore dell’aggressione sia un cane di una razza che neppure era contemplata tra quelle ritenute pericolose.
Nessuno vuole sminuire la gravità del fatto: la morte di un bimbo non può trovare giustificazione alcuna, ma un colpevole certamente sì. Le disgrazie e gli incidenti possono accadere, e probabilmente accadranno sempre poiché non esiste l’opzione “zero rischi” in questo e in nessun altro ambito. Ciò non di meno è nostro dovere ricercare le cause degli incidenti e rimuovere, o ridimensionare, tutti i fattori di rischio. Nel nostro caso il fattore di rischio principale si chiama “ignoranza”.
Ignoranza delle norme che regolano la detenzione di animali; ignoranza delle buone pratiche quotidiane nella convivenza con un cane; ignoranza degli aspetti comportamentali di una specie che vive con noi ma che rimane molto diversa da noi, con i suoi bisogni e il suo linguaggio per sprimerli. La mancata conoscenza, tuttavia, non può essere attribuita unicamente alla insufficiente diffusione delle informazioni: chi adotta un animale ha il dovere civile e morale di informarsi in modo corretto e di pretendere che commercianti, allevatori e veterinari si comportino secondo norme deontologiche inappuntabili.
Ma il nostro è un mondo dove tutto si consuma troppo in fretta, dove non si trova mai il tempo per le riflessioni e gli approfondimenti: la vita ci scivola addosso come pioggia sulla cerata e spesso chi accoglie a casa un cucciolo dà molto per scontato e non si preoccupa di fermarsi a pensare, di trovare il tempo per fare del nuovo ospite un amico vero. "Ho preso un cane". Punto.
Invece, soprattutto chi acquista un cane deve sapere da dove proviene, chi sono i genitori (quelli veri, non quelli presunti dai documenti), quali sono le caratteristiche comportamentali peculiari della sua razza, come è stato allevato e a quali trattamenti sanitari è stato sottoposto. Tutte queste notizie non sono accertabili quando il cane ha una provenienza sconosciuta ancorché clandestina. Una vaccinazione contro il cimurro eseguita in modo non corretto o utilizzando farmaci non conservati correttamente (caso tipico degli allevatori fai da te) può esporre il cucciolo al contagio e, come ben sanno i veterinari, dal cimurro si può anche guarire, ma i danni neurologici che provoca possono progredire nel corso degli anni, influenzando negativamente il comportamento dell’individuo ormai adulto.
Il collegamento tra i cani di importazione clandestina e le probabilità di incidenti anche gravi è così palesato. Ovviamente stiamo parlando di fattori di rischio e non di eventualità certe, ma in mancanza di certezze non possiamo che limitare i rischio. Considerando che il problema del cimurro è solamente la parte emersa di un iceberg, rimangono da considerare tutte le problematiche inerenti all’imprinting, al carattere dei genitori ed alla socializzazione. Un numero indefinito di fattori possono influenzare in modo determinante il comportamento di un cane, anche il nostro stile di vita. Che fare allora? La conoscenza è la vera chiave di volta della sicurezza.
Sapere dove gli animali nascono e da quali genitori ci rassicura sull’imprinting e la reputazione di un allevatore in questo caso gioca un ruolo importante. In ogni caso è sempre buona norma scegliere il cucciolo quando la madre ancora lo allatta ed attendere con pazienza che si compiano le settimane necessarie al corretto completamento dell’imprinting (apprendimento dalla madre).
Il vostro veterinario può giocare un ruolo importante nella scelta sia dell’allevatore che del cucciolo, ed un educatore (figura professionale ormai consolidata e in via di riconoscimento formale) di comprovata esperienza vi potrà aiutare nelle prime settimane di convivenza.
Nessuno deve aversene a male, ma educare un cucciolo è una faccenda impegnativa, soprattutto se appartiene ad un’altra specie: l’approccio non può essere semplicemente intuitivo. Certamente un percorso non semplice, a volte anche oneroso, ma le scorciatoie possono essere molto pericolose. Una alternativa più semplice ma altrettanto valida è rappresentata dai cani adulti adottabili in canile. In questo caso non si conoscono certamente le origini del cane, ma sempre più spesso in canile si possono trovare le figure professionali di veterinari comportamentalisti ed educatori certificati che sono in grado di valutare i soggetti sotto il profilo comportamentale: oltre a non spendere nulla, avrete buone probabilità di adottare un cane con bassissimi fattori di rischio, certamente infinitamente inferiori rispetto ad un cucciolo di origine e provenienza non verificabili.
Se quanto esposto non basta a frenare la voglia di avere tra le mani il batuffolo che avete visto al negozio o arriviamo tardi perché il piccolo è già a casa vostra, allora il consiglio che caldamente dispensiamo è il seguente: non perdete nemmeno un'ora e mettetevi in contatto con un educatore (non un addestratore, un educatore) per seguire un programma - solitamente chiamato Puppy Class) ed apprendere tutte le nozioni necessarie per garantire al cucciolo una crescita equilibrata e a voi un amico a 4 zampe senza problemi.
In ogni caso, la decisione migliore è quella di non alimentare il commercio di queste povere creature. Oltre a quello che abbiamo detto fin qui c'è il lato drammatico per gli stessi cuccioli che vengono letteralmente "prodotti" in batteria da madri che vivono solo per questo scopo e che subiscono il trsporto clandestino in condizioni proibitive, tanto che molti di loro giungono da noi senza vita.
Lasciare i cuccioli nei negozi non è un atto di crudeltà ma l'unico modo possibile per stroncare questo macabro business fondato sull'ignoranza: i cuccioli invenduti, per legge, trascorsi 30 gioni dall'ingresso in negozio, devono essere trasferiti in una struttura autorizzata come canile e non possono più essere introdotti nella rete commerciale dei negozi. Nessun negoziante si procurerebbe altra merce se non dovesse riuscire a vendere quella che ha.