Genesi del cane (canis lupus familiaris)
Caratteri
Convivenza in famiglia
Benessere degli animali
Il cane: questo sconoscuto

 

Genesi del cane (canis lupus familiaris)


Il cane è uno stretto parente del lupo, ha un antenato in comune ma non è provato che ne sia un discendente.
Nel cane si riconoscono molte caratteristiche comportamentali del lupo.
Al genere canis appartengono il lupo propriamente detto, il cane domestico, lo sciacallo ed il dingo.
Il dingo australiano non è un animale selvatico ma è un cane rinselvatichito.
Non ci sono notizie molto,precise circa l’origine della convivenza con l’uomo.
In Israele, alcuni anni or sono, è stata ritrovata una tomba con i resti di un cucciolo sepolto con il probabile proprietario. La tomba si fa risalire a circa 10.000 anni a.c.
Alcuni fanno risalire l’origine della convivenza con l'uomo a circa 13.000 anni prima di Cristo, i motivi della convivenza vanno ricercati nell'opportunismo del cane. Probabilmente reciproci vantaggi nella caccia prima, e nella pastorizia poi hanno convinto l'uomo a tenere presso di se un animale molto utile in tali circostanze.
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Caratteri

• Caratteri fisici
Il cane è il mammifero che manifesta il maggior dimorfismo tra soggetti adulti ( da 1 a 100 Kg.).
Esistono oltre 400 razze riconosciute, anche se si tratta di prodotti di lunghe selezioni e quindi possiamo definirle “artificiali”.

• Comportamento
Il cane è un animale sociale come l’uomo. Essendo molto simile al lupo possiamo prendere il lupo come modello di paragone.
Il lupo vive in piccoli branchi composti da 2 a 8 elementi adulti che cacciano in spazi molto dilatati.
L'organizzazione del branco ha molte affinità con l’organizzazione della famiglia umana. Pertanto non è difficile individuare il ruolo del cane domestico all’interno della famiglia. (Vita in branco).
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Convivenza in famiglia

Igiene
Parassiti del cane
malattie trasmissibili all’uomo (zoonosi)
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Benessere degli animali

Norme di legge
Obbligo di identificazione
Consigli per una corretta convivenza
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Il cane: questo sconoscuto

Si definisce cane il Canis lupus familiaris, appartenente all’ ordine Carnivora della famiglia Canidae, genere Canis, specie familiaris. Al genere Canis appartengono anche i cani selvatici: lupi, coyote, sciacalli, cuon, tutti con lo stesso numero di cromosomi che, per la cronaca, sono 78. I membri del genere sono interfecondi, cioè si accoppiano liberamente generando prole fertile.Ciò che quindi è veramente fondamentale e che non dobbiamo mai dimenticare per nessun motivo è che il cane deriva dal lupo e che di esso ha ereditato tutti i comportamenti. Più sbrigativamente si può dire, inquadramento biologico alla mano, che il cane è un lupo sottoposto al processo di domesticazione ad opera dell’uomo. La domesticazione del lupo, fino a giungere al cane, ha tratto la sua origine a partire dal Paleolitico, attraverso il Neolitico, passando dall’impiego a fini di caccia, includendo forse un allevamento anche ad uso alimentare e sicuramente un impiego per la compagnia.
L’evoluzione dell’utilizzo del cane è partita dall’iniziale impiego come cane da caccia per passare poi al cane da guardia nell’età’ del bronzo (5000 A.C.), fino a cani da bovaro e poi cani da pastore. Sono poi noti gli impieghi da guerra dei molossoidi al fianco dei romani. In linea generale si può affermare che il lupo non figura nelle pitture rupestri del mesolitico -circa 15 000 anni fa- ma è probabilmente in quel tempo che l’uomo lo addomesticò, perché nel neolitico la figura del cane diventa comunissima nelle pitture. Il cane si distingue facilmente nelle pitture rupestri dal lupo, visto che solo il cane ripiega la coda ad anello, mentre il lupo non lo può fare.Il cane si diffuse probabilmente dall’India all’Asia Minore e poi nell’area del Mediterraneo.In Israele è stata scoperta la tomba di un uomo seppellito con i propri cuccioli risalente al 10 000 A.C. Vi sono teorie molto più attuali che fanno però risalire la domesticazione del cane a periodi di gran lunga antecedenti queste date e che asseriscono addirittura che il sopravvento di alcuni clan di primi uomini cacciatori di Cro-Magnon su gli uomini Neanderthaliani sia stato determinato proprio dall’alleanza dei primi con i lupi, che gli avrebbe permesso, attraverso il loro utilizzo a fini venatori, la possibilità di passare più velocemente rispetto ai concorrenti ad una dieta prevalentemente carnea, con tutti i risvolti evolutivi che ciò ha implicato.
Non fu però solo l’uomo, ma più probabilmente l’ambiente da esso modificato, a selezionare i caratteri dei cani che l’uomo poteva ritenere adatti al cambiamento di stile di vita che stava avendo. A riprova di quanto affermato sulle origini del cane, se non bastasse la prova decisiva, ottenuta da relativamente poco tempo, della mappatura del DNA, vale ricordare il fatto che le stesse variazioni morfologiche che permettono l’esistenza del chihuahua e del cane di S. Bernardo sono presenti in natura anche nel lupo, permettendo l’esistenza di soggetti che arrivano a pesare fino a 70 kg e che a volte presentano dismorfie tali da farci far fatica a riconoscerli come lupi. Il cane moderno non è altro quindi che il risultato della disgiunzione in singoli moduli comportamentali del corredo comportamentale innato del lupo. Quella del lupo è la struttura sociale più evoluta del mondo animale, in quanto possiamo definirlo un “predatore di branco”, le cui parole d’ordine per la sopravvivenza sono “cooperazione” e “coordinazione”. Se non si caccia in modo cooperativo e coordinato, a fine caccia non si mangia e se non si mangia ad ogni fine caccia la conseguenza è che non ci si riproduce.
Questo è quanto e tanto basta a capire il cane! In tal senso è chiaro che per il lupo, e quindi per il cane, il capobranco non è un optional, bensì un esigenza imprescindibile.
Una figura così necessaria da spingere soggetti di indole magari naturalmente sottomessa a farsi coraggio ed obbligarsi, loro malgrado, ad autoeleggersi leader all’interno di un nucleo familiare umano che il cane percepisce privo di questa indispensabile figura. Il cane è consapevole geneticamente di tale necessità, finalizzata a garantire la sopravvivenza di quello che ai suoi occhi è il suo branco –la famiglia di umani! Si può dire tranquillamente che è geneticamente programmato per ubbidire ad un leader.
Non si può vivere senza un capo che continuamente dica a tutti che cosa si deve e non si deve fare per permettere ad ogni appartenente al branco il successo riproduttivo! L’organizzazione di un branco è rigida al suo interno, ma può variare da branco a branco a seconda della numerosità dei componenti e del grado di loro imparentamento.
Si creano vere e proprie alleanze tra i parenti, ma anche tra non parenti, nel caso di branchi rispettivamente poco numerosi o molto numerosi, che sono in grado di far variare sensibilmente il tipo di organizzazione interna. La solidità del branco viene mantenuta attraverso i rituali di socializzazione, che si attuano attraverso i gesti di affetto, di sottomissione, i cerimoniali di saluto, di pacificazione, di gioco che a noi umani possono far sorridere e possono perfino sembrare ridicoli per la loro eccessiva teatralità, ma che per il lupo sono alla base della stabilità del branco e quindi, ripeto, della sopravvivenza del branco stesso.
I branchi sono in genere costituiti da cinque–quindici componenti massimo, dato che un numero maggiore di individui sarebbe antieconomico in termini di capacità predatoria. L’organizzazione è basata sulla predominanza lineare, cioè sulla gerarchizzazione rigida a scendere verso il basso, partendo da un maschio e una femmina denominati alfa.
Già che siamo in argomento, chiariamo le cose al riguardo dell’aggressività intersessuale tra cani.
Una regola valida in generale è che la femmina può essere aggredita solo da altre femmine e che i maschi possono essere aggrediti da maschi e da femmine. In altre parole i maschi possono “etologicamente” aggredire solo altri maschi. La posizione di ogni membro appartenente al branco è detta rango, che viene stabilito sin da lupacchiotti attraverso lotte e sottomissioni continue. Il maschio del lupo concorre alla crescita della prole e al momento buono spiega le regole del gioco gerarchico, in concorso con la madre. Il rango può variare a seconda della capacità del singolo di farsi strada, risalendo la scala sociale, scontrandosi con i propri superiori e battendoli uno a uno sino ad arrivare al capobranco.
Questo tipo di arrampicata sociale è di fatto continuamente saggiata dagli sfidanti nei confronti dei dominanti, attraverso una ritualizzazione dell’aggressività che evita assolutamente il passare veramente alle vie di fatto, sino al momento buono, che in genere coincide con la stagione degli accoppiamenti. E’ quindi un continuo valutarsi, sfidarsi e sottomettersi ritualmente, ciò che governa la gerarchia del branco, senza però passare mai, se non perché veramente convinti dell’opportunità’ di tale scelta per risalire la scala gerarchica, alle vie di fatto. E’ una guerra, diciamo pure psicologica, in cui generalmente il vincitore è sempre il più astuto e il più opportunista, non necessariamente il più forte o il più aggressivo.
La responsabilità del leader è quella del padrone del branco, che guida la caccia, difende il territorio, prende l’iniziativa sempre ed in ogni occasione. Viene ossequiato dagli altri con rituali di sottomissione, che si attuano annusando e mordicchiando la bocca, in quello che viene chiamato invito al rigurgito, che altro non è che un rituale di richiesta di cibo messo in atto dai lupi sin da cuccioli. A questa mimica viene associata anche la zampa alzata, gesto rituale che deriva dall’innata usanza dei cuccioli di massaggiare la mammella della madre durante la suzione per ottenere il rilascio dell’ormone ossitocina, che a sua volta farà aumentare nella madre la montata lattea. Questo comportamento della zampa alzata, al pari dei colpetti dati con il muso ai peli che coprono i capezzoli della madre, che da adulti si trasformano in colpetti ai nostri avambracci mentre sediamo a tavola, verrà messo quindi in atto come rituale di pacificazione e di richiesta di cibo. Noi quindi in realtà non insegniamo ai cani a dare la zampa, semplicemente accentuiamo un comportamento che tutti i cani hanno all’interno di sé in modo innato.
Nel contempo i soggetti sottomessi tengono gli orecchi schiacciati ed offrono la parte superiore della testa e la collottola alla vista del dominante, mimando la postura di sottomissione del cucciolo, che accetta dal genitore di essere afferrato per la collottola con i denti per essere sollevato e trasportato in luogo idoneo. Il leader ha tra le sue prerogative il privilegio di accedere al cibo per primo, ma ha anche l’obbligo, a meno che desideri non avere più un branco da guidare, di soddisfare anche tutti gli altri che parteciperanno al banchetto dopo di lui, lasciando una parte sufficiente di alimento che giustifichi l’opportunità per tutti di continuare a partecipare alla caccia anche in futuro. Accede per primo ai luoghi e alle risorse, come le pozze di acqua, ma è anche il primo che deve entrare in una tana da esplorare, prendendosene tutti i rischi.
Nel periodo degli accoppiamenti ha il diritto di presentarsi per primo alla femmina che è recettiva, ma sono poi le femmine che si riservano di decidere se il maschio che gli si propone possiede le caratteristiche genetiche complementari alle loro.
Il meccanismo con cui le femmine operano questa selezione è ancora ignoto e si ipotizza un sistema su base olfattiva o paraolfattiva mediante l’utilizzo di molecole odorose del tipo feromonale o similari. Per questo motivo non è detto in assoluto che il leader si accoppi con maggior frequenza. Questo meccanismo serve anche ad evitare che venga ostacolata la dovuta differenziazione dei riproduttori, meccanismo che in natura tutela la preservazione di quello che viene chiamato pool genetico.
Se tanti riproduttori sono disponibili perché selezionati dalle femmine, non andranno avanti solo i geni dei più forti o dei più aggressivi, ma ci sarà spazio anche per il più opportunista o il più scaltro. L’accettazione del leader da parte di tutti i componenti è fondamentale. Il romanzesco “lupo solitario“ è una favola romantica, perché in realtà il lupo che in natura chi non è disposto a seguire le leggi del branco non è altro che un lupo morto! Non solo, tra i lupi, per essere capobranco, bisogna prima necessariamente essere stato sottomesso nei confronti di qualcuno, non fosse altro che ai genitori da cucciolo e agli anziani da giovane lupo. Il fenomeno del polimorfismo comportamentale all’interno delle varie cucciolate serve a garantire la possibilità che non tutti debbano necessariamente aver la volontà di essere leader. Il territorio di caccia dei lupi varia nell’ordine di centinaia di chilometri quadrati ed è marcato con le feci, con le orine e attraverso le ghiandole perianali, nonché con le emissioni di feromoni che sono localizzati negli spazi interdigitali. Parleremo più avanti dei feromoni, per adesso basti sapere che i segni delle unghie lasciati a terra dopo che il cane ha depositato a terra le sue feci portano di fatto due tipi di messaggi, uno odoroso ed uno visivo.
Letti nel loro insieme dagli altri lupi, hanno il compito, visto che ogni singolo animale è riconoscibile per il suo peculiare tipo di emissione feromonale -come una sorta di impronta digitale olfattiva, insomma- di chiarire agli interessati quanto segue: <<Io sono (segue nome e cognome del lupo), un maschio adulto in ottima salute e nel pieno delle forze, lo dice la profondità e larghezza dei segni lasciati in terra, e questo territorio di caccia è mio, per cui se non vuoi perdere tempo a contenderci le stesse prede e non vuoi anche rischiare di essere aggredito scegliti un altro territorio! Questo comportamento aumenta con l’aumentare del numero dei soggetti presenti sul territorio, per questo ai giardini pubblici avviene in misura maggiore.
Ed è anche il motivo per cui i cani maschi di norma “sporcano” di più. E’ dovuto infatti alla loro maggior territorialità, in quanto il ruolo di cacciatore spetta più al maschio che alla femmina. Inoltre i maschi per cacciare devono percorrere spazi più ampi, di conseguenza tendono a marcare di più.Lo stesso meccanismo comunicativo è alla base del fenomeno dell’ululare alla luna.
Si caccia di notte perché di notte tutti gli animali si muovono e questa maggiore attività riconosce il suo culmine nelle notti di luna piena, per cui è in queste notti che i cani si ricordano di quando erano lupi e da un condominio all’altro si dicono << Io sono qui! E tu ….dove sei..?, in genere con grande gioia di tutti gli umani!
In particolare, più il cane è anziano e più tende a mettere in atto comportamenti “giovanili” e primordiali come questo, in quanto sono comportamenti così legati all’innato da non richiedere particolari sforzi intellettivi per essere messi in atto, e quindi diventano ancora più facilmente eseguibili quando l’età incomincia a non far funzionare tanto bene il cervello come un tempo!A volte succede anche nei cani con turbe cerebrali di varia causa (tumorali, tossiche, da farmaci anestetici).
Tornando ai ruoli nel branco, il maschio rigurgita il cibo per la lupa, che da gestante non partecipa alla caccia, e per i cuccioli durante lo svezzamento.Per tutti i membri del branco, una volta che l’accesso al cibo è stato consentito, è di vitale importanza la rivendicazione chiara ed indiscutibile al diritto di proprietà esclusiva su quanto conquistatosi.Ciò anche nei confronti del leader stesso, in quanto chiunque dimostrasse la propria disponibilità a ridiscutere e poi cedere il diritto di gestire la propria parte di cibo, anche nei confronti di un dominante, di fatto metterebbe in discussione il suo stesso diritto alla sopravvivenza.
Quindi, per il cane, una volta consegnato o deposto a terra o nella scodella, il cibo diventa automaticamente solo ed unicamente, ma soprattutto “etologicamente”, suo. Per il cane chiunque in questo caso deve stare ad una distanza dalla bocca di mezzo metro.A conclusione di questo capitolo vorrei quindi ribadire i concetti base che ci devono accompagnare sempre nel tentativo di comprendere i cani.
Per il lupo (si può leggere tranquillamente “cane”) il branco e le sue leggi sono la vita stessa e non una forma qualsiasi di organizzazione sociale. Per il cane il branco è la famiglia. Tali leggi sono all’origine della fedeltà al padrone: fuori dal “gruppo” e’ la morte. L’accettazione da parte del capobranco è necessaria; la richiesta di accettazione viene manifestata dal cane a mezzo della richiesta di carezze, che sono per lui il segno tangibile che lo rassicuriamo sul fatto che si sta comportando nel modo corretto all’interno del branco.Il branco è un’organizzazione gerarchica al cui interno tutti devono trovare la propria collocazione.
Il cane rispetta per istinto tale organizzazione, in quanto la sua stessa possibilità di sopravvivenza è legata alla solidità dei tali legami gerarchici stabiliti all’interno del branco.Se il cane non riconosce un leader all’interno del branco, si autoelegge tale in quanto ciò è necessario alla sua stessa sopravvivenza.
Il padrone per il cane è il leader e quindi è indispensabile che sia sempre al centro della sua incondizionata ammirazione, che sia sempre lui a prendere ogni iniziativa in qualsiasi occasione, non lasciando spazi decisionali di alcun tipo, mai e per nessun motivo, a chiunque altro!Le risorse, quali l’accesso al cibo, ai luoghi, alle interazioni sociali devono essere sempre mediate dall’iniziativa del leader.
Chi non sarà destinato a essere leader svilupperà proprio le caratteristiche che, se pur da un lato non gli hanno permesso di essere leader, comunque saranno di grande utilità sociale all’interno del branco. Un nevrotico abbaiatore è un’ottima sentinella per il branco, mentre un opportunista ipersessuato che però si sottomette facilmente al maschio dominante ha miglior successo riproduttivo in termini di cuccioli nati e così via.Dal punto di vista del cane è possibile sopravvivere ed adattarsi ai cambiamenti esterni solo vivendo costantemente all’interno di un branco; se non c’è leader non c’è branco, e se non c’è branco non c’è vita.Questo è il punto di partenza e di arrivo di ogni ragionamento canino!
Come già detto l’etogramma è l’intero repertorio comportamentale che caratterizza la specie stessa.Ogni specie ha le proprie caratteristiche comportamentali, che sono il risultato di un adattamento al proprio ambiente. All’interno di questo etogramma “di specie”, nel cane, come in tutte le specie complesse dal punto di vista relazionale, vi sono grosse variabilità individuali.
Tutti i canidi sono opportunisti, cioè poco specializzati e adattabilissimi, ottimi corridori con una strategia di caccia fatta di inseguimenti lunghissimi.
Lo sviluppo della loro vita sociale, che sostanzialmente è fondata sempre sul legame di coppia, è tutta rivolta al successo predatorio.
Vi sono ovviamente differenze anche tra i vari canidi, come per esempio il caso della volpe, che conduce una vita in gran parte solitaria, mentre il coyote e lo sciacallo vivono in una sorta di clan.
Il lupo e il licaone, come già ampiamente evidenziato, vivono invece in branchi allargati.
Sono molto poco selettivi nella scelta degli alimenti, sempre in movimento in cerca di qualcosa da ingerire. È forse questa fame atavica di chi mangia oggi perché non sa quando potrà mangiare di nuovo che è forse all’origine dell’abitudine di alcuni cani ad ingerire le feci di altri animali o gli organismi in putrefazione. Questo comportamento potrebbe essere quindi legato ad un forma di risposta adattativa del lupo.
Altra motivazione spingerebbe invece il cane nella sua naturale tendenza a rovesciarsi su tali materiali poco gradevoli. Questo viene spesso messo in atto da parte di soggetti liberi inseriti non in alto nella scala gerarchica del branco, nel tentativo di riportare tali odori con sé e risultare quindi particolarmente interessanti al momento del rientro nel branco. Un po’ come se uno studente, di solito socialmente poco significante, rientrasse nella propria classe scolastica con l’ultimo numero in copia unica del giornalino di classe stampato sulla maglietta! A parte la similitudine colorita, ma credo abbastanza calzante, c’è forse anche la possibilità che le informazioni olfattive che ogni singolo riporta al campo base esplorando il territorio circostante servano di fatto più per elaborare strategie finalizzate al successo predatorio-difensivo-riproduttivo della collettività. Il tipo di ragionamento canino potrebbe essere:<<Vi riporto gli odori che dimostrano che non distante da qui ho trovato i resti di una grossa preda uccisa da venti giorni….-oppure-…feci di un animale anche lui carnivoro che ha mangiato carne di recente>>)
Probabilmente, ad oggi, nel cane di casa queste motivazioni sono ormai lontane, si sono attutite, prescindono dalla posizione gerarchica e si attuano solo come retaggio comportamentale atavico.
Il lupo (e quindi il cane) è un animale sociale, onnivoro ed errante, che segue lunghi periodi di digiuno alternati da rari, grossi pasti di solito dovuti all’abbattimento di grandi prede attraverso l’uso di tecniche predatorie di branco. Per necessità è quindi un animale esplorativo, che deve perlustrare di continuo il territorio alla ricerca di opportunità di vario tipo.
In ciò è aiutato dalla sua anatomia, che ne fa un trottatore instancabile. Pensate quanto grande può essere il bisogno fisico di movimento per un predatore che in natura trova normale coprire anche 100 km al trotto ogni giorno, anche per più giorni consecutivi, alla ricerca di cibo!
Si può affermare che le femmine di solito sono meno attive fisicamente, tendono a sottomettersi all’uomo più facilmente e amano di più il contatto fisico con esso.
Con gli altri cani, specie se femmine, spesso ci sono forme di aggressività di difficile gestione da parte dell’uomo.
I maschi, infatti, hanno maggior necessità di ritualizzare i comportamenti aggressivi per fare sì che si limitino alla fase di minaccia, senza dover passare necessariamente alla fase di attuazione delle minacce. Vi sono inoltre differenze comportamentali legate alle razze.
Tutti i cuccioli sono istintivamente “dominanti” e solamente noi gli possiamo fornire un’educazione, una protezione, in parole povere il sostegno psichico necessario a capire che tale atteggiamento deve essere necessariamente moderato al momento giusto, in modo da permettere un futuro sereno inserimento del cane adulto all’interno del contesto sociale umano.
Dobbiamo vedere le cose dal punto di vista del cane per capirne la comunicazione.
I metodi con i quali comunichiamo con il cane sono legati a segnali sonori (verbali o meno), visivi (sostanzialmente legati ai nostri atteggiamenti corporei o “posture”, organizzati in forme più o meno ritualizzate e a cerimoniali), tattili (quali lo scrollamento della pelle tra le spalle e la nuca, lo strattone al collare) e chimici (sempre involontari). In questo caso ultimo caso sarebbe meglio parlare di “informazione”, più che di vera e propria comunicazione.Infatti la comunicazione si verifica ogni volta che tra un emittente, che invia un segnale, ed un destinatario, che riceve, si stabilisce il cosiddetto “patto comunicativo”, che prevede un reciproco e comune interesse.
In assenza di questo c’è solo informazione. Per capirsi: la cagna comunica al cane che è pronta per l’accoppiamento, mentre il topo che fugge in un campo di grano lasciando tracce di urina visibili dall’alto solo all’occhio sensibile all’ultravioletto del falco lo informa della direzione della sua fuga. La comunicazione di un animale dipende dalla sua percezione. Se non sappiamo come e cosa percepisce non possiamo comunicare con lui. La percezione dipende dagli organi percettivi, dalla percezione dello scorrere del tempo, dalla rilevanza dei segnali per la specie esaminata.La comunicazione del cane avviene principalmente attraverso i già citati quattro canali, facenti riferimento ai corrispettivi sensi: olfattivo (e paraolfattivo), visivo, acustico e tattile.Spesso il cane usa associazioni di questi mezzi comunicativi. Questa pratica si definisce ridondanza informativa e serve a rafforzare meglio alcuni concetti (l’esempio delle tracce di raspamenti in terra dopo aver defecato è uno di questi).
Prendiamo in esame la comunicazione olfattiva:
Un uomo non potrà mai capire pienamente che cosa un cane riesce a sentire con il suo naso e quanto per lui sia discriminabile un odore da un altro.
Una volta ho osservato un cane alzare il muso verso alcune piante che per una brezza si stavano scrollando di dosso l’acqua rimasta sul loro fogliame e ho pensato che al cane facesse piacere ricevere quell’acqua fresca sul muso. Questa era un’interpretazione antropocentrica che in qualche modo cercava di venire incontro alla ferinità dei cani, però era sempre legata al modo di pensare umano. Solo con una riflessione maggiore ho capito che in realtà il cane si stava riempiendo il naso degli odori di cui quella rugiada, stazionando sulle foglie, si era impregnata.
Nel cane il senso principale è l’olfatto. Per avere un idea di quanta sia la differenza con quanto è percepito dall’uomo basti pensare che la superficie olfattiva del cane va da 20 cmq fino a 2 mq, mentre nell’uomo si parla sempre di 3-4 cmq medi!
Nei cani “da sangue”, utilizzati per seguire le tracce dei fuggiaschi, si puo’ osservare la capacità di riconoscere una traccia odorosa lasciata da una persona su una strada in aperta campagna anche diversi giorni dopo il suo passaggio, se la pioggia non l’ha cancellata.
L’organo di Jacobson, o organo vomero- nasale, è l’organo responsabile del paraolfatto.
Il paraolfatto è un tipo di senso diverso dall’olfatto perché non genera sensazioni consapevoli, ma è piuttosto una sorta di “sesto senso” primordiale che permette di rilevare i feromoni. Non si può consapevolmente riconoscere un feromone, lo si fa solo inconsciamente.
Queste molecole odorose sono prodotte da molti animali ed anche dall’uomo ed è strano che l’organo vomero-nasale nell’uomo non sia per il momento stato mai evidenziato, nemmeno come residuo vestigiale. Eppure siamo sensibili ai feromoni.
Il cane produce feromoni alla base dei padiglioni auricolari, sul muso (a metà strada tra l’angolo della bocca e l’angolo nasale dell’occhio), nelle ghiandole perianali e in corrispondenza dei cuscinetti plantari. Urina e feci, insieme ad altre secrezioni, sono i veicoli dei feromoni, con cui le informazioni in ambito sessuale, territoriale, gerarchico ed emozionale pervengono agli altri cani .
Le ghiandole perianali servono per comunicare gli stati legati alla sessualità, marcare il territorio e avvertire gli altri cani che c’è un buon motivo per aver paura. Infatti, in particolare dal Veterinario, si ha spesso lo spruzzamento, a distanza di anche un paio di metri, del secreto nauseabondo e persistente di tali ghiandole, in occasione di manipolazioni stressanti per il cane, così che si possa facilmente avvertire gli altri che giungono dopo che in quei luoghi non si è al sicuro.
Il secreto, già di per sé “indimenticabile” anche per l’uomo (e per la moglie del Veterinario che gli deve lavare il camice ed i vestiti) contiene dei feromoni detti “di allarme”.
E’ questa localizzazione che probabilmente causa il comportamento di curvatura della coda sotto il corpo a coprire accuratamente i “biglietti da visita odorosi”, comportamento costantemente messo in atto da parte dei soggetti estremamente sottomessi nei confronti dei dominanti.
In commercio, in appositi diffusori ambientali prodotti sia per cani che per gatti da Ditte farmaceutiche specializzate, esistono poi dei feromoni definiti “di appagamento” che invece sono emessi dalle ghiandole poste nella linea intermammaria delle cagne in lattazione. E’ evidente il ruolo di tranquillizzazione che anche nell’adulto questi feromoni sono in grado di svolgere.
Negli equidi il sollevarsi del labbro in una specie di riso, nel tentativo di aumentare la capacità dell’organo vomero-nasale di percepire i feromoni, si chiama Flehmen.
Nel gatto l’equivalente consiste nell’arricciare il muso a bocca aperta e nel cane è probabilmente quello sbattere di denti dopo aver annusato le urine delle femmine in calore!
L’olfatto e il paraolfatto sono “ il giornale dei cani”.
La passeggiata per il nostro cane è più che un semplice momento di “svago” come noi crediamo, in realtà è veramente un grosso impegno mentale, gravoso quanto necessario per il suo benessere psicofisico. In definitiva lo stiamo portando a “leggere il giornale del quartiere”, con le sue ultime novità ed edizioni speciali!
Ogni volta che un cane maschio arriva in un luogo nuovo lo esplora olfattivamente fino a tre volte di più rispetto alla sua introduzione in luoghi che ha già esplorato recentemente ed il primo giorno che permane in tale territorio orina per marcarlo fino a cinque volte di più rispetto al giorno successivo. La femmina invece può stare anche quarantotto ore senza orinare proprio perché intimidita dalla nuova allocazione.
Se porterete il vostro nuovo cane guida in una casa per lui nuova è bene che sappiate che possono verificarsi (non è detto assolutamente che ci siano per forza, badate bene) delle marcature urinarie, che comunque scompaiono di solito nei dieci giorni seguenti l’ingresso a casa.
Circa poi il fatto che i cani “sentono l’ odore della paura”, devo dire che in effetti è uno dei pochi luoghi comuni riguardanti i cani per una volta corretto. In effetti la secrezione di adrenalina da parte dell’uomo che si trova in condizioni di stress di fronte ad un cane è per quest’ultimo facilmente percepibile, così come probabilmente gli è facile rilevare altre percezioni odorose legate all’incremento di questo ormone dello stress (aumento della sudorazione, ecc.). Voglio però far presente che il cane normalmente “legge” tutta la mimica, sia facciale che corporea, della persona che ha di fronte e che quindi l’odore emesso in corso di stress da una persona che egli “legge” visivamente spaventata riveste alla fine il ruolo di semplice associazione che rinforza tale percezione.
Passiamo alla comunicazione acustica:
Rispetto all’uomo il cane riesce a percepire suoni che provengono da maggiori distanze e a localizzarli con maggior precisione.
I cani sono in grado di udire le note molto acute poiché le loro prede abituali emettono questo tipo di segnali. L’ uomo percepisce fino a 20.000 Hz, il cane fino a 40.000.
I padiglioni auricolari devono essere mobili per permettere l’individuazione veloce e accurata della provenienza del suono, discriminandone l’origine grazie alla massa della testa tra le due orecchie e quindi alla differente percezione tra un orecchio e l’altro.
Al contrario della ricezione, l’emissione di suoni -l’abbaio, l’ululato, il guaito, l’uggiolio, ed il ringhio- non è particolarmente utilizzata nel cane. Nei cani che vivono in casa questa tendenza ad usare il canale acustico è notevolmente superiore rispetto a quelli che vivono in ambito esterno alla casa. Cio’ è probabilmente dovuto al fatto che sono proprio i conviventi umani che contribuiscono a far sviluppare questo canale comunicativo rispetto ad altri perché a loro più congeniale.
Spesso parlo con proprietari che di fronte alle varie vocalizzazioni dei propri cani sono convinti che gli stiano parlando ma che ancora non gli riesca bene! In effetti questi cani cercano di comunicare usando un canale che si sono accorti essere molto efficace nel suscitare nell’uomo elargizioni varie, vuoi di ricompense commestibili che di semplici lodi.
Nella comunicazione vocale rivolta ai cani l’uomo deve tenere toni più bassi possibili quando cercherà di essere minaccioso, dato che i toni acuti e ripetuti sono tipici delle prede e degli individui più bassi in rango (cuccioli, giovani femmine).
Se scegliamo di usare segnali acustici (voce, fischi, clicker) è importante che cerchiamo di impiegare sempre gli stessi termini e sempre le stesse intonazioni, adattate ai vari significati che vogliamo far capire in modo chiaro al nostro cane.Se si è consapevoli di avere una voce stridula o in falsetto è molto meglio non usarla per impartire comandi.E’ assolutamente inutile urlare in tedesco con voce da soprano tutti i comandi che l’istruttore ci ha così ben insegnato, anche se per chi osserva da fuori è senz’altro spunto di bel divertimento, cosa che al giorno d’oggi va tenuta in gran conto!Ricordiamo che in natura il dominante mima il predatore e il sottomesso la preda. Il predatore non fa rumore, non spreca inutilmente energie agitandosi e saltellando in qua e là, non si fa vedere ansioso mentre il dominato emetterà suoni acuti, saltellerà addosso al dominante, non starà fermo un attimo.
Veniamo quindi alla comunicazione tattile:
Il tartufo e le vibrisse sono gli organi principali per la rilevazione tattile.
Le vibrisse nel cane si possono per motivi classificativi distinguere in ciuffi superciliari, baffi, ciuffi inter-ramali e ciuffi guanciali. Esse svolgono per il cane l’equivalente esplorativo dello spazio immediatamente vicino al corpo.
Attraverso esse i cani intuiscono la forma e la consistenza degli oggetti esplorati e riescono anche a percepire l’intensità del vento, l’origine e l’intensità delle masse d’aria spostate in una stanza. Questa funzione è affidata comunque anche altri tipi di peli dislocati un po’ per tutto il corpo. Se battiamo le mani alle spalle di un cane nel tentativo di capire se è sordo non otteniamo risultati attendibili, perché un cane sordo ha imparato meglio di un proprio simile con un udito perfetto a prevenire i pericoli o comunque i cambiamenti ambientali improvvisi e quindi potenzialmente pericolosi, decodificando segnali come gli spostamenti repentini d’aria. Grazie a questi recettori l’accarezzamento può provocare una riduzione della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.Il riflesso termotattile accompagna tutta la vita del cane, a partire dalla nascita, per la ricerca attiva della mammella della madre e del caldo e rassicurante contatto con i fratelli, sino da adulto, quando lo ritroviamo “spalmato” su di noi, magari in estate piena, a condividere il nostro divano! Sia nei rapporti con i propri simili che con gli umani la volontà di entrare in contatto fisico è sempre conseguente al contatto visivo ed è quasi sempre presente. Di sicuro lo è nell’uomo; basta pensare a quante volte i presentatori televisivi, per esempio, senza aver chiesto nessun permesso, né al padrone né al cane, decidono che possono toccare in trasmissione un cane a loro completamente sconosciuto!In strada due soggetti sconosciuti prima si studiano da lontano, poi si inviano segnali tramite le posture del corpo e le espressioni della testa e solo in ultimo eventualmente si contattano fisicamente.
Sono conosciute tre forme di contatto tra i cani: di dominio, di rassicurazione e di tipo sessuale.
Contatti di dominio: sono tutti quelli in cui con il muso, con le zampe, con tutto il corpo il cane cerca di imporre la propria supremazia gerarchica ad altri soggetti (canini od umani). Si può arrivare alla simulazione di una monta nei confronti dell’uomo. Il cane che prende in mano la bocca del proprietario (che vi specificherà sempre<<sì, però non stringe!>> ) esercita un controllo su di esso, fino alla conduzione alla scodella o affini.
Contatti di rassicurazione: vi ho già descritto il dare i colpetti con la testa ai nostri avambracci mentre siamo in poltrona. Ugualmente lo strusciarsi contro le nostre gambe scodinzolando o addirittura spingendoci le gambe con il posteriore, come a richiedere di essere montati da noi.
In caso di legami molto stretti tra proprietari e cani si osserva anche il contatto durante le fasi di riposo sia nostro che del cane.
Contatti a sfondo sessuale: spesso sono associati a quelli di dominio, come nel caso, abbastanza frequente, del cane, maschio o femmina che sia, che si frappone fisicamente tra due individui umani di sesso opposto che si abbracciano e cerca, con spinte e vocalizzazioni, di separarli.Altre volte l’aspetto di dominio non è presente, come per esempio spesso avviene nei contatti tra cagna e uomo. L’uomo ed in particolare i bambini commettono tantissimi errori comunicativi nei confronti del cane, come per esempio il tendere immediatamente e senza alcun preavviso di sorta la mano per cercare di accarezzare un cane che magari è per loro assolutamente sconosciuto. Questo comportamento è di fatto per il cane una violazione del suo spazio personale che solo i soggetti più remissivi accettano tranquillamente. Il problema può accentuarsi quando un non vedente incontra un amico che magari il cane non conosce affatto e che quindi può sentirsi in dovere di tenere lontano dal non vedente stesso, per quel processo che viene definito di “affiliazione” per cui il cane guida puo’ sviluppare delle forme di aggressività cosiddetta “protettiva”. Se da un lato è intuibile il fatto che un non vedente possa aver piacere di avere con sé un guardiano così fedele, è altrettanto vero che nella routine spesso sono più gli inconvenienti che i vantaggi derivanti dal fatto di avere un cane iperprotettivo. Personalmente non consiglio mai di lasciar prendere piede a questo tipo di comportamento. Questo atteggiamento è più frequente nei pastori tedeschi, in particolare maschi, che nei Labrador e nei Golden, soprattutto se femmine.
Esaminiamo ora la comunicazione visiva .
Per il cane, abbastanza miope, la vista non è il senso principale. Tuttavia egli vede benissimo tutto ciò che si muove anche a distanze per noi enormi e inoltre vede in modo quasi doppio rispetto all’uomo in condizioni di scarsa luminosità. Il suo campo visivo è abbastanza ampio, ma mette a fuoco con più difficoltà a distanza ravvicinata. Distingue poco bene i colori, fatto salvo le gradazioni di blu sino al viola e discerne abbastanza anche le gradazioni di verde. Per intendersi, per il cane probabilmente il rosso è un giallo molto scuro e carico.Quello che al cane interessa vedere bene, prede a parte, sono gli atteggiamenti corporei dei cospecifici e non, i segnali visivi che gli vengono inviati circa le volontà e gli interessi di chi si mette in relazione con lui.Vi avranno riferito che quando parlate il cane costantemente vi osserva e che se improvvisamente prende la parola un’altra persona, specialmente se sconosciuta al cane, immediatamente questo si volge verso di lei come a cercare di capire che cosa stia dicendo. In effetti è proprio così. Non gli interessano le parole di per sé ma i toni, gli atteggiamenti corporei, i movimenti più o meno rapidi o improvvisi e in particolare la distribuzione fisica dei corpi e degli oggetti nello spazio. Se qualcuno sconosciuto al cane si siede troppo vicino a voi vi accorgerete che immediatamente il cane mette in atto comportamenti che rivelano uno stato di allerta, fino a veri e propri comportamenti apprensivi con emissione di sbadigli ripetuti, leccamento delle labbra, retrazione del labbro, ansimazione.
Tutti i segnali del viso/muso o del corpo di un oggetto di interesse del cane sono importantissimi per capire che cosa sta succedendo
A suo tempo, Darwin elaborò un principio detto “principio dell’antitesi”, valido anche per le espressioni umane. Secondo tale principio, se per indicare la mia allegria dovrò tirare in alto gli angoli della bocca in un sorriso, al contrario per dimostrare il sentimento opposto per indicare dispiacere, impiegando come sempre in natura la via più semplice, piegherò in basso gli angoli della bocca. Ugualmente un uomo in posizione ben eretta, con il torace in fuori ed il mento rivolto verso l’alto si contrappone per stato emotivo e postura ad un uomo curvo, con il torace incassato e la testa piegata a guardare il suolo. Per comunicare di volta in volta gli opposti stati emotivi devo quindi semplicemente invertire gli atteggiamenti.Quindi un cane che esprime minaccia avrà le orecchie in avanti, peli del dorso eretti, coda in alto sopra la linea del corpo. Viceversa, per esprimere la sua sottomissione avrà orecchie schiacciate indietro, pelo del dorso schiacciato su schiena curva, coda rovesciata in basso a coprire il ventre.In realtà Lorenz ha poi in seguito dimostrato che il cane comunica quasi sempre delle emozioni per così dire miste, non provando in realtà quasi mai emozioni “pure”. Il risultato comunicativo delle posture è quindi il compromesso tra le due emozioni prevalenti in quel momento.A tal proposito vale la pena adesso di parlare del famoso cane che “ride”.Succede quando un cane accetta il rimprovero da un padrone al quale è molto sottomesso e con cui ha comunque un ottimo rapporto, ma, nel contempo, non vuole farsi vedere completamente inerme nei suoi confronti e quindi, pur accettando il rimprovero verbale mostra i suoi denti come a voler dire <<accetto serenamente la punizione, però lo faccio volontariamente e non perché non potrei oppormi a te, infatti guarda che denti avrei a disposizione per morderti, se volessi>>. Oppure, con la stessa logica, mette in atto questo comportamento il cane che, vivendo all’aperto e avendo meno familiarità con gli esseri umani, esprime questo sentimento ambivalente di contentezza (scodinzolio e movimenti di calpestio sul posto) dovuto al vedere una persona che lo viene a trovare e nello stesso tempo al timore per la situazione “nuova” a cui non è ben abituato (cosiddetta “neofobia”). Per la mia esperienza questi cani, pur di fatto mostrando i denti, non mordono praticamente mai. La riprova che il mostrare i denti, contrariamente a quanto succede di solito, non sia in questo caso da considerarsi come un segnale di aggressività è il fatto che in queste circostanze non si associa mai l’emissione di ringhio. Sottolineo il fatto che la testa nel suo insieme è in assoluto la parte del corpo che rende meglio conto del grado di aggressività del cane.La neofobia è la paura istintiva di tutto ciò che non è conosciuto e processato nella fase “sensibile” della socializzazione del cane. Essa è naturale per gran parte degli animali e il cane non fa eccezione. Un ombrello aperto di scatto, un uomo anche ben conosciuto con il casco o con un cappello eccentrico o con una toga da sacerdote, una divisa militare o da postino, così come anche una situazione completamente nuova e mai sperimentata in precedenza è terrorizzante per il cane. Che dire poi della apparente imbarazzante discriminazione -razziale e di altri tipi– operata a volte dal cane, che abbaia e dimostra paura di fronte a persone di colore, vestite di stracci o che si muovono in modo diverso per difficoltà varie?I cani, l’avrete ormai capito, sono dei “cuori semplici”!Per farvi un esempio: la figura umana è “concepita” da loro in posizione eretta o seduta, al massimo sdraiata se vi vedono a letto o su un divano.
Provate a mettervi a pancia in giù in mezzo alla stanza e vedrete che il cane, di fronte a questa situazione nuova, si dirige immediatamente alla vostra testa, obbedendo ad un istinto predatorio innato per il quale chi giace a terra è una preda. Si può obiettare, aprendo una porta alla speranza, che faccia questo solo per controllare se respiriamo ancora..e forse questo è più rassicurante e accettabile dal punto di vista antropocentrico!Scherzi a parte, è evidente che il nostro cane non ha in questa occasione la minima intenzione di “predarci” ed è proprio per questo che lo vedrete entrare in ansia se non vi rialzate velocemente. Ha solo fatto quello che l’istinto, in mancanza di altra esperienza, gli ha detto di fare a fronte di una situazione nuova e a lui sconosciuta.
Il cane emette quindi segnali visivi attraverso la postura corporea, l’intera “faccia”, la posizione e il movimento delle orecchie e della coda.La rigidità del corpo in assoluta immobilità, con lo sguardo fisso, associata magari ad un atteggiamento della testa, collo e corpo “in avanti” è un insieme di segnali che lasciano poco spazio alle difficoltà di interpretazione! Il corpo del cane esprime in genere molto bene la dominanza o la sottomissione.Il dominante che non accetta la nostra dominanza avrà uno sguardo fisso e potrà mostrare gli incisivi. Il ringhio in questi casi è quasi sempre presente e sarà tanto più basso e di breve durata quanto più chi lo emette è di indole dominante. Dopo il ringhio si passa all’azione.Quando la nostra dominanza viene accettata per prima cosa il sottomesso distoglie lo sguardo dal nostro, tende ad ammiccare e tiene comunque ha gli occhi socchiusi, le orecchie schiacciate. Il resto del corpo lancia messaggi concordi, come il tentativo di ridurre la propria superficie corporea.Funziona nello stesso modo tra cani.Tra due maschi adulti entrambi di indole dominante che si guardano fissi negli occhi, la sfida è aperta e il gioco è semplice: chi abbassa per primo lo sguardo è colui che si sottomette. Con la stessa logica un proprietario autorevole può provocare il rovesciamento sul fianco e, in soggetti particolarmente timorosi, addirittura l’emissione di urine semplicemente con un’“occhiataccia” da una distanza di qualche metro. In questo caso il cane distoglie lo sguardo e tiene la coda ripiegata sulla pancia e le orecchie schiacciate all’indietro sino ad essere invisibili. Se il proprietario vuole allentare questa tensione basta che giri lo sguardo altrove, in segno di accettazione della sottomissione dell’altro.
Nella comunicazione mimica spesso il cane usa degli ammiccamenti, che hanno un effetto di richiesta di pacificazione e di tranquillizzazione e che gli autori anglosassoni chiamano “calming signals”.La coda, in questo gioco di segnali visivi, si unisce alla comunicazione del corpo e ne sottolinea i messaggi, mentre le orecchie fanno da importantissimo rinforzo ai segnali emessi dalla testa.La coda rigida ed alta sopra la line del corpo è segno di dominanza. Lo scodinzolio vero è sempre espresso tenendo la coda al di sotto della linea del corpo e attraverso movimenti ampi della coda. Se viceversa la coda è tenuta al di sopra della linea del corpo, tanto più se eretta, se si muove rapidamente solo con la punta, il significato è proprio l’opposto dello scodinzolio! Questo si può definire un agitare la coda, non certo scodinzolare!L’atteggiamento di massima sottomissione, che sicuramente abbiamo avuto modo di rilevare di persona pi volte, in particolare perché molto frequente nei cani guida specialmente giovani, trae il suo significato dal rovesciarsi a pancia all’aria da parte del cucciolo, per permettere alla propria madre di massaggiargli con la lingua l’addome e la zona perineale affinché sia stimolato a defecare.Quando due cani non conviventi si incontrano –ma a dir il vero spesso anche quando il cane incontra un essere umano per lui nuovo- si verifica un saluto “cerimoniale”.Dopo essersi esplorati a vicenda, se nulla osta al prosieguo del contatto (rango sociale più o meno simile, rispetto reciproco delle regole di comunicazione) allora si assiste ad una postura tipica definita “invito al gioco” o “inchino giocoso che dir si voglia.Il cane assume una posizione con posteriore in alto, testa e zampe allungate al suolo, percuotendo contemporaneamente il terreno con entrambe le zampe. In questa posizione mima rapidamente tutti gli aspetti “utili” alla maggior parte delle attività che un cane dovrà avere da adulto: sottomissione, dominanza, attacco e fuga, passando da uno stato di apparente timore ad uno di eccitata allegria ,con uno “sfondo” sessuale sempre presente in quanto questo rituale viene usato anche per corteggiarsi reciprocamente da adulti.Come già accennato, tra i cani, quello che fa più trambusto e che stimola maggiormente l’altro con investimenti e colpetti con il muso è sempre il più sottomesso.Il dominante è più calmo e acconsentirà alla familiarizzazione distogliendo lo sguardo. In ultimo un accenno ad un senso che da solo non costituisce per il cane un vero e proprio canale comunicativo: il gusto.Il cane possiede anatomicamente i mezzi per avere una discreta sensibilità gustativa.Percepisce e gradisce gli zuccheri, ma anche le proteine. Sicuramente non è il massimo in termini di selettività degli alimenti e riesce a trovare “ buona da mangiare“ praticamente qualsiasi cosa sia di fatto ingeribile, con buona pace di tutti gli studi promossi dalle varie industrie mangimistiche indirizzati a stabilire le preferenze alimentari dei cani! A differenza del gatto il cane è molto più’ esposto al rischi di avvelenamenti proprio per questa sua innata scarsa selettività! Prima ingoia e poi forse si chiede se era buono.
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