Sistematica
Ordine: Carnivori (Carnivora)
Famiglia: Canidi (Canidae)
Sottospecie italiana: Canis lupus lupus Linnaeus, 1758
Il Lupo presente in Italia era stato in passato iscritto alla
sottospecie italicus, ma recenti indagini genetiche hanno smentito la validità
di tale sottospecie. Lupo e cane (Canis lupus familiaris) appartengono alla
stessa specie polimorfica e sono quindi tra loro interfecondi.
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Geonemia
Il Lupo è uno dei mammiferi selvatici con la distribuzione geografica
più estesa. L’areale originario, infatti, interessava gran parte
dell’emisfero settentrionale e comprendeva l’intero continente
nord-americano ed eurasiatico. In seguito alla persecuzione operata dall’uomo,
ha progressivamente ridotto il suo areale, fino a risultare estinto, nel XIX
secolo, da tutta l’Europa centrale e settentrionale.
Anche in Italia la specie, ampiamente diffusa nell’intera penisola fino
alla metà del XIX secolo, ha fortemente ridotto il proprio areale nella
prima metà del XX secolo in seguito alla persecuzione
umana, che ne ha determinato l’estinzione dalle Alpi e dalla Sicilia.
Nei primi anni ’70 risultava presente solo in pochi e frammentati comprensori
montani dell’Appennino centro-meridionale, ma nel corso degli ultimi
vent’anni ha fortemente espanso l’areale. Attualmente è
stabilmente presente in tutta la catena appenninica, dall’Aspromonte
fino alle Alpi marittime, ed ha ricolonizzato anche le aree alpine del Piemonte
fino a raggiungere i confini meridionali della
Val d’Aosta.
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Origine delle popolazioni italiane
I ritrovamenti paleontologici permettono di ricondurre l’origine del
Lupo al Pleistocene medio. La specie si è evoluta probabilmente nell’Europa
centro-settentrionale, diffondendosi successivamente in tutto l’emisfero
settentrionale fino a raggiungere il nord America. Fino al XIX secolo la popolazione
italiana risultava in continuità con le altre popolazioni europee;
il recente isolamento geografico e genetico della residua popolazione italiana,
insieme alla straordinaria mobilità che caratterizza questo carnivoro,
potrebbero spiegare il ridotto differenziamento genetico che è stato
rilevato fra i lupi italiani e quelli dell’Europa centro-orientale.
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Distribuzione ecologica
Il Lupo è una specie particolarmente adattabile, come risulta evidente
dalla sua amplissima distribuzione geografica; frequenta quasi tutti gli habitat
dell’emisfero settentrionale, con le uniche eccezioni dei deserti aridi
e dei picchi montuosi più elevati. In Italia le zone montane densamente
forestate rappresentano un ambiente di particolare importanza, soprattutto
in relazione alla ridotta presenza umana in tale habitat.
L’adattabilità del Lupo è anche legata al carattere opportunistico
della sua dieta; questo carnivoro infatti, oltre a predare mammiferi selvatici
e domestici di dimensioni molto variabili, si ciba di carcasse, rifiuti, e
limitate quantità di frutta. Questo predatore è caratterizzato
da bassissime densità, determinate dall’organizzazione sociale:
vive in piccoli gruppi familiari, di solito formati da una coppia di adulti
con la prole, all’interno di un territorio che viene difeso dai conspecifici.
Le limitate dimensioni dei gruppi (2-7 individui) e le amplissime dimensioni
dei territori determinano densità medie di 1-3,5 individui/100 km 2.
Una volta raggiunta la maturità sessuale, i giovani tendono ad entrare
in una fase di dispersione. È questo un elemento chiave dell’ecologia
del Lupo, perché i notevolissimi spostamenti che gli individui in dispersione
possono compiere (che possono raggiungere le diverse centinaia di chilometri)
determinano un’alta mortalità in questa fascia di età,
ma parallelamente permettono alla specie di ricolonizzare aree anche molto
distanti dall’areale di presenza stabile.
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Status e conservazione
Nonostante il numero di lupi in Italia abbia mostrato negli ultimi decenni
un costante e progressivo aumento, la specie resta minacciata per la limitata
consistenza complessiva della popolazione presente nel Paese, che è
stimata in 400-500 individui. Il principale fattore di minaccia è rappresentato
dalla persecuzione diretta operata dall’uomo. Attualmente si stima che
50-70 lupi vengano uccisi illegalmente ogni anno, con un impatto sulla popolazione
superiore al 10%. La persecuzione esercitata su questo carnivoro è
principalmente legata alla predazione sulle specie domestiche. Per questo
motivo la protezione del Lupo richiede prioritariamente la messa a punto di
efficaci misure di prevenzione e di risarcimento dei danni. Altro fattore
di minaccia è rappresentato dalla diffusa presenza di cani vaganti.
I fattori di potenziale impatto del randagismo sulla conservazione del Lupo
sono infatti molteplici: innanzitutto il cane rappresenta un potenziale competitore
per quanto attiene le risorse alimentari; inoltre i cani, che sono responsabili
di un’alta percentuale degli attacchi al bestiame domestico, rendono
più aspro il conflitto con l’uomo di cui il Lupo risulta obiettivo
indiretto. Un ulteriore potenziale fattore di minaccia è rappresentato
dall’ibridazione con il cane, di cui sono noti alcuni casi, ma che non
pare ancora aver influenzato il pool genico dei lupi italiani. Infine, esiste
un grave pericolo sanitario per questa specie legato alla presenza di cani
vaganti, che costituiscono serbatoi di infezione per il Lupo.
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