RASSEGNA STAMPA

2012-02-10
Come un cencio sporco

La  ripida strada che porta alla villa era stata ripulita dalla neve, solo qualche lastra ghiacciata luccicava al sole, ma salire non è stato un problema. Suono al campanello ma lo scatto della serratura tarda a farsi sentire, ho così il tempo di guardarmi intorno: la costruzione è imponente ma banale, nel giardino grandi piante d’alto fusto ne denunciano l’età. Finalmente lo scatto. Entro e lungo il vialetto, sotto il grande cedro, una macchia gialla colora la pietra del selciato: un mazzo di primule in piena fioritura. Un miracolo della natura: intorno solo neve e ghiaccio, ma il grande albero riscalda e protegge la vita. L’anziana Signora mi raggiunge con aria mesta: “Venga, l’accompagno. Era l’unico rimasto, avrebbe compiuto 16 anni, ora sono sola”. Giriamo sul retro della grande villa e, oltre un cancello socchiuso, un esserino come un cencio sporco abbandonato sul gelido cemento. La signora si allontana, dice di non voler vedere. Mi capita spesso, è parte del mio lavoro, ma mi costa fatica fingere il distacco professionale. Srotolo il sacco bianco e lo sguardo cade sulla cuccia semidistrutta sotto una mensola di cemento: non una coperta, non un ricovero vero, solo la ciotola ghiacciata lascia intuire che quello era il “posto del cane”. Raccolgo le povere spoglie e ritorno sui miei passi. La signora mi attende dietro l’angolo e mi invita in casa per compilare i documenti. Un salone lindo e ordinato riscaldato da una grande stufa mi accoglie. Mi siedo al tavolo finto antico e intanto la Signora mi spiega che il cane si è lamentato tutta la notte, al mattino ha chiamato il Veterinario, ma troppo tardi, per il povero breton solo una morte pietosa. Aveva 16 anni e ha passato le ultime notti a temperature polari senza neppure una coperta, solo, dentro una cuccia che non poteva dargli alcuna protezione. Nessuno ha risposto ai suoi gemiti, chiuso fuori anche dal grande cedro, impotente, che pure avrebbe potuto proteggerlo come le primule. 16 anni di solitudine dietro la grande casa e neppure una coperta su cui addormentarsi per sempre. E lo ha chiamato “il suo compagno”. Se questa è l’umanità io non posso farne parte.

 

Luciano



2012-02-06
Ha bisogno di spazio, sta meglio fuori 2

Esclusi pochi fortunati che possono spendere la loro vita tra agi e divertimenti, noi comuni mortali siamo oberati da impegni e doveri: il lavoro, la casa, i figli ecc,ecc. Il possesso di un cane non può aggravare la mole dei nostri impegni, ciò non di meno sarebbe stupido e crudele costringere il cane ad una convivenza forzata in situazioni di continuo stress (anche la solitudine, come l’eccesso di densità coabitativa, può essere causa di stress, come ben sanno le persone che vivono sole). Trovare il giusto equilibrio tra impegni vari e la necessità di ricavarci spazi per il relax ed il riposo a volte è difficile. Il cane in realtà ha la necessità di trovare gli stessi spazi, pertanto la condivisione dello spazio e del tempo con l’uomo non dovrebbe costringere l’uno o l’altro a sacrifici o rinunce. Sempre tornando al comportamento, sappiamo che per il suo equilibrio ed il suo benessere, ha la necessità di riposare (sonnecchiare) per un numero di ore almeno doppio rispetto all’uomo: circa 16 ore al giorno. A grandi linee lo stesso spazio temporale che noi dedichiamo complessivamente al riposo ed al lavoro fuori casa. Probabilmente proprio in questa singolare coincidenza sta il segreto della serena coabitazione, a patto che durante le ore di attività, sia l’uomo che il cane, possano godere della reciproca presenza. A questo punto bisogna chiarire un concetto: la necessità di movimento, quindi di spazi dove muoversi, non devono coincidere necessariamente con lo spazio utilizzabile permanentemente. Così come noi ci serviamo di spazi comuni più o meno attrezzati per l’attività fisica, anche il cane può usufruire di spazi comuni per lo stesso scopo: una bella passeggiata dove più vi piace. Concludendo: per dormire non servono grandi spazi, parimenti le attività quotidiane condivisibili con l’uomo, fatte salve le dovute eccezioni, si svolgono in spazi circoscritti. Per esempio: anche in questo momento, mentre scrivo queste note, il mio cane è mollemente rilassato sotto la scrivania; anche questo è un modo per condividere uno spazio. Noi tutti abbiamo bisogno di spazio, ma amiamo condividerlo con altri: dentro o fuori non ha alcuna importanza purché ci sia condivisione. La condivisione è la base della convivenza civile: i cani ne hanno fatto una regola di vita.

 

Luciano



2012-01-24
Ha bisogno di spazio, sta meglio fuori

È opinione diffusa che il cane abbia bisogno di spazi dove muoversi direttamente proporzionali alla sua taglia: cane piccolo in piccoli spazi, anche in casa; cane grande in un grande giardino. Ma sarà proprio vero o si tratta di un luogo comune privo di ogni fondamento? Nella pratica di affidamento cani in canile, la questione della gestione del cane assume un aspetto rilevante: in ballo ci sono il benessere del cane e la sicurezza delle persone. Non si tratta quindi di una questione di lana caprina, ma di un problema che, seppure marginalmente, riguarda tutti i cittadini, anche quelli che non possiedono cani. Per risolvere il nostro quesito è necessario comprendere quali siano le reali esigenze del cane. Si presume infatti, che chi decide di adottare un cane in canile abbia a cuore anche il suo benessere, e non ne faccia unicamente un oggetto da mostrare o da usare come spesso accade soprattutto con alcune razze. Partendo dal presupposto che il cane è un animale sociale, che ha la necessità di condividere con altri spazi e attività, è importante comprendere come esprime la sua socialità. Da studi e ricerche condotte negli ultimo 30 anni, sappiamo che il cane è un animale gregario, e che ogni soggetto occupa un posto all’interno della scala gerarchica del branco. La collocazione gerarchica presuppone lo svolgimento di un ruolo che dipende anche dal sesso e dall’età del soggetto. L’attribuzione del ruolo ed il posizionamento all’interno del branco presuppone anche una complessa ed attiva comunicazione tra i membri. Considerando che i cani non usano la fonazione per comunicare, se non in situazioni molto particolari, ma si esprimono attraverso il movimento e la postura, è evidente che la comunicazione è soprattutto di tipo visivo e in spazi ravvicinati. Premesso che il comportamento e la comunicazione tra cani o tra uomo e cane non è influenzata dalla taglia sia dell’uno che dell’altro, ciò che assume preminenza è la capacità dell’uomo di comprendere e replicare il linguaggio posturale del cane. Quella della comprensione è la vera chiave di volta della convivenza. Infatti se non siamo in grado di comprendere i messaggi (che esprimono necessità o desideri) non possiamo rispondere in modo efficace, in conseguenza non potremo far altro che somministrare (o comminare) premi o punizioni. Non si pensi però che un giorno qualcuno scriverà un manuale o un dizionario per tradurre la “lingua” del cane: ogni individuo è un soggetto originale che si esprime in funzione della sua esperienza e della sua collocazione gerarchica, ovvero, il linguaggio è in continua evoluzione anche se alcune basi rimangono uguali per tutti e per tutta la vita. Complicato? Molto, ma soprattutto fuori dagli schemi mentali umani. Diremo, per semplicità, che ogni cane rafforza e migliora la sua comunicazione con gli altri soggetti del branco un po’ come succede alle coppie collaudate: dopo un po’ di anni di convivenza, tra marito e moglie spesso non è necessario parlare, l’uno sa già cosa pensa l’altro senza doverlo chiedere. Chi ha vissuto a lungo con un cane sa esattamente di che cosa stiamo parlando: credo si chiami “empatia”. Pare quasi che il cane ci legga nella mente e anticipi le nostre intenzioni. Pare evidente che per sviluppare questo tipo di empatia è necessario condividere molte esperienze quotidiane: maggiore sarà la condivisione esperienziale, più sofisticata sarà la comunicazione.

Venerdì prossimo il seguito.


Luciano



2012-01-20
Mi hanno preso il cane

Tutto ciò che si deve sapere se si perde un cane


Può capitare a tutti si smarrire il proprio cane, a volte basta un attimo di disattenzione, altre volte un evento imprevedibile lo induce ad allontanarsi da casa o da noi. Altre volte è il cane che, per ragioni che hanno a che fare con la sua etologia o con le relazioni che intrattiene con il proprietario e gli altri componenti del “branco”, decide di allontanarsi spontaneamente dal luogo di normale detenzione. Più raramente, almeno alle nostre latitudini, è il proprietario che decide deliberatamente di abbandonare il cane. Per rimediare al problema del cane che vaga spaventato, fuori del controllo del proprietario o legittimo detentore, la Regione Piemonte, fin dal 1993, ha ristrutturato e riorganizzato la rete dei “canili di prima accoglienza” cui fanno riferimento gli incaricati del servizio di cattura e custodia. Ogni comune, in forma singola o associata, ha l’obbligo di dotarsi e mantenere attivo un servizio di cattura dei cani vaganti. Si intende per vagante un cane che in qualche modo sfugge al controllo diretto di un umano. Si tratta quindi di un servizio pubblico, istituito a salvaguardia della salute pubblica e del benessere del cane, sottoposto alla vigilanza del Servizio Veterinario ASL. In termini pratici, il cittadino che nota un cane vagante ha il dovere civico di segnalarlo tempestivamente alle forze di polizia (Carabinieri, Vigili urbani, Corpo forestale. Ecc. ecc.). Ricevuta segnalazione, l’Agente provvede ad attivare il servizio di cattura nei tempi e nei modi previsti dalla Legge. Il cane catturato deve essere condotto immediatamente in canile dove rimane a disposizione dell’autorità sanitaria. Di norma il periodo di osservazione dura 10 giorni: è facoltà del Veterinario ASL, che ha il dovere di fare le verifiche di legge sia in merito alla corretta identificazione del cane che in merito al suo benessere, modificare a suo insindacabile giudizio i termini dell’osservazione. Esaurite le formalità il Veterinario ordina la restituzione del cane al proprietario o il suo trasferimento presso il canile rifugio nel caso non fosse possibile ricondurlo ad un proprietario. La Legge vieta alle persone non autorizzate di catturare cani vaganti. Chi smarrisce un cane ha l’obbligo di denunciarne lo smarrimento entro tre giorni presso il Comune dove risulta iscritto, e deve rimborsare al Comune dove è stato catturato i costi di cattura e custodia. I cani devono essere identificati (dotati di microchip e iscritti all’anagrafe canina) entro 60 giorni dalla nascita e non possono essere ceduti a nessun titolo se non sono identificati ed iscritti. Ecco, in estrema sintesi, tutto ciò che un buon cittadino dovrebbe sapere in merito agli obblighi di legge. Purtroppo, nonostante le numerose campagne informative, troppe persone ancora oggi hanno comportamenti incoerenti, a volte irrispettosi nei confronti di coloro che semplicemente operano per evitare che il cane procuri danni a sé e ad altri. Soprattutto è necessario sfatare il mito del “furgone fantasma” che ruba il cane per segregarlo in canile. Allo stesso modo è bene ricordare che al cittadino non compete la cattura o l’attivazione del servizio di cattura, solo un Agente di polizia può attivarlo. Allo stesso modo è inutile rivolgersi al canile per ottenere l’immediata restituzione del cane: solo il Veterinario ASL, che riveste la carica di Pubblico Ufficiale, può autorizzarne la restituzione. Inoltre il cane sarà restituito solo alla persona che, dai documenti in possesso dell’autorità sanitaria e non del gestore del canile, risulta essere il proprietario o un suo incaricato in possesso di regolare delega sottoscritta in originale. Apparentemente tutto ciò sembra molto complesso e arzigogolato, in realtà tutto si semplifica se il proprietario ha la bontà si seguire un semplice iter: fare denuncia di smarrimento presso il comune, versare il rimborso spese e attendere l’invito a ritirare il cane presso il canile. Ovviamente tutti i documenti che comprovano la proprietà del cane devono essere in ordine, in caso contrario i tempi si allungano e si rischiano anche pesanti sanzioni. Nel frattempo il cane è al sicuro e protetto e soffrirà certamente meno in canile che sperso tra i boschi o, peggio, in mezzo alla strada.


Luciano



2012-01-13
Ricambiamo di cuore

Durante le festività natalizie siamo stati letteralmente sommersi di messaggi augurali giunti in varie forme, sono stati tanto numerosi da metterci in crisi. Non potendo rispondere singolarmente a tutti vogliate accettare le nostre scuse e contraccambiamo veramente di cuore. Felice 2012 a tutti.



Primi dati sulle attività svolte


Si chiude l’anno e tutti siamo curiosi di verificare “com’è andata”. Per avere dati certi e trarre gli elementi di pianificazione ci vorrà ancora qualche settimana, ma la nostra curiosità è tanta e pensiamo anche quella dei lettori che ci seguono. Ecco allora le prime cifre relative alle attività svolte: i cani entrati per vari motivi in canile sono stati complessivamente 142, registrando una lieve flessione rispetto agli anni scorsi. Circa la metà sono stati restituiti al legittimo proprietario, mentre una sessantina hanno trovato una nuova famiglia. Purtroppo abbiamo dovuto registrare anche 9 decessi, un numero veramente elevato rispetto agli anni scorsi, probabilmente legato all’innalzamento dell’età. Come avevamo già segnalato è cambiata la tipologia del randagio: non più cuccioloni esuberanti, ma molti vecchietti con gravi problemi di salute. Per alcuni, purtroppo, non abbiamo potuto fare molto. Molto bene le due iniziative lanciate nel corso del 2011: “Regala una cuccia” ha superato quota 40 adesioni e l’obiettivo di sostituire le sessanta cucce pare a portata di mano. Moltissime adesioni anche per “una pelliccia per Nek” di cui daremo il resoconto preciso in occasione dell’assemblea dei soci a fine marzo. Di grande soddisfazione e divertimento l’esito di “Quattro zampe in alta quota”, la passeggiata in montagna di fine giugno che certamente replicheremo. Ricordiamo con nostalgia anche gli stage estivi con i ragazzi delle medie superiori: due settimane intense e coinvolgenti. Infine, a chiusura dell’anno, grande successo del calendario 2012 per il quale è doveroso ringraziare Samanta ed Emanuela che, anno dopo anno, riescono a sfornare un prodotto sempre più bello ed interessante. Ovviamente grazie anche allo sponsor, che non possiamo nominare, senza il quale non ci sarebbe calendario. Ma soprattutto grazie a tutti voi che continuate a seguirci e a sostenerci nonostante la crisi e le difficoltà quotidiane.


Luciano




2011-12-14
La tassa sul cane

Un inutile balzello o una opportunità


L’argomento del giorno pare essere la manovra di governo e correva voce che, tra i nuovi provvedimenti, ci fosse anche una tassa sul possesso dei cani. Domenica sera, come molti altri italiani, ho seguito con molta attenzione la conferenza stampa del Presidente Monti, ma non ho trovato traccia di tale provvedimento. L’argomento però si presta ad alcune considerazioni. Superato l’atteggiamento catastrofistico dei soliti ben informati: “piuttosto che pagare la tassa molti preferiranno abbandonare il cane”, si potrebbe ragionare intorno ad eventuali aspetti positivi. Intanto consideriamo che, indirettamente, tutti noi già oggi sopportiamo i costi derivanti dal randagismo in termini di impiego di risorse pubbliche. Un maggior controllo sulla corretta detenzione degli animali già comporterebbe una naturale riduzione di tali costi; introducendo una tassa sul possesso automaticamente chi non registra il cane sarà colpevole anche di evasione fiscale. Come incentivo alla corretta identificazione dovrebbe essere certamente più efficace dell’attuale sanzione di soli 76 Euro (in Piemonte), ma soprattutto, tali controlli sarebbero automaticamente estesi a tutto il territorio nazionale da parte di organismi specificamente preposti, anche in quelle regioni dove oggi non ci si pone neppure il problema di contrastare il randagismo. Se poi i ricavi delle sanzioni fossero utilizzati per promuovere l’affidamento dei cani ospiti dei canili pubblici (minimo questi non si dovrebbero tassare) non è escluso che si prendano due piccioni con una fava: paghiamo una piccola tassa ma impieghiamo altrove, e più proficuamente, le risorse oggi destinate a sostenere i costi derivanti dal randagismo. Ovviamente tutto il discorso regge se si tratta di una piccola tassa facile da pagare, viceversa si potrebbe effettivamente verificare un effetto paradosso: non registro il cane perché costa troppo. Oppure si potrebbe vagliare la possibilità di tassare le cucciolate. Oggi esistono molti allevatori “amatoriali”, ovvero privati che non fanno impresa e non hanno partita IVA. Gli introiti derivanti dalla vendita dei cuccioli sono esentasse, al contrario degli allevatori professionali che pagano, o dovrebbero pagare, IVA e altro. C’è poi il problema delle cucciolate indesiderate: autentiche fabbriche di randagi. Chi ha un cane femmina e non vuole sostenere il costo della sterilizzazione, si troverà a dover fare i conti con la tassa sulla gravidanza (in alcuni paesi si chiama tassa sulla monta). In questo caso si introduce un elemento di equità e di giustizia: allevatori tutti sullo stesso piano, amatoriali o professionali, e chi incrementa il popolo dei randagi deve contribuire al loro mantenimento. Lo stesso principio deve valere anche per chi “importa” a qualunque titolo animali da altre nazioni. Ovviamente i trattati internazionali impediscono di tassare l’importazione di merci da paesi comunitari, ma una imposta di trascrizione (un rimborso dei costi sostenuti per aggiornare l’anagrafe) è più che giustificata. Parafrasando un noto proverbio potremmo dire che non tutte le tasse vengono per nuocere, anzi, le tasse giustificate devono essere alla base di uno stato efficiente.


Luciano



2011-12-02
Antonio è malato

Quando la diseducazione impedisce le cure


Antonio è un vecchio cane ospite del canile dal lontano 2003. Non è un randagio, o meglio, trovato vagante nel 1999 era stato adottato da una famiglia che lo aveva tenuto presso di se per circa tre anni. Quando Antonio è stato adottato era solo un cucciolone timido ed introverso. Presso la famiglia adottiva è cresciuto senza alcun tipo di stimolo: solo in un immenso giardino da cui non è mai uscito neppure per andare dal veterinario. Diceva il proprietario: “il mio cane deve essere assolutamente libero di fare ciò che vuole, ma non può entrare in casa”. Finché è giunto il giorno in cui Antonio ha deciso che il tutto mondo a lui concesso, il grande giardino, era di suo uso esclusivo, e quindi nessuno doveva invaderlo. Sono le 20 circa di una sera di aprile del 2003 quando il proprietario telefona al canile per chiedere l’aiuto degli operatori: “Antonio è impazzito, ha aggredito mia madre e non mi permette di entrare in giardino. Portatelo via “. Antonio non è impazzito, semplicemente è diventato paranoico, sociopatico come accadrebbe ad ognuno di noi se costretto ad una vita di relazioni eccessivamente limitate. Antonio non è neppure aggressivo nel senso corrente del termine, semplicemente non sopporta l’eccessiva confusione, non vuole essere toccato da estranei, teme il guinzaglio e manifesta la sua contrarietà con espressioni molto “colorite”. In canile ha scelto di occupare un box isolato, lontano dagli altri cani con cui ha comunque sempre condiviso la sgambata. Tempo permettendo andava in passeggiata con gli operatori e i volontari di suo gradimento, ma sempre senza guinzaglio. Il suo comportamento è il frutto del condizionamento subito nella “prigione dorata”, ma non è stato possibile convincere il proprietario del suo errore, tanto che ancora oggi un cane sta subendo lo stesso trattamento ma, evidentemente, con spirito di rassegnazione accetta la sua condizione e non si ribella. Oggi Antonio è vecchio e malato e non vuole essere toccato dal veterinario. Come visitarlo, come sottoporlo ad esami clinici? Antonio soffre ed è praticamente impossibile curarlo. Eppure c’è ancora qualcuno che si offende di fronte al rifiuto di affidare un cane da tenere “in un grande giardino dove può fare ciò che vuole”.


Luciano






2011-11-27
Un'occasione persa



Qualcuno sostiene che la terra sia in grado di ospitare almeno 21 miliardi di persone. Considerati i problemi di convivenza che già oggi condizionano le nostre attività quotidiane riteniamo l’affermazione alquanto azzardata. Tanto più se partiamo dal principio che la convivenza deve tenere in considerazione i diritti e le esigenze di tutti, animali compresi. Considerati i  problemi che già oggi affliggono i nostri centri urbani, una legislazione efficace in materia non può prescindere dalla conoscenza dei numeri certi riferiti almeno agli animali domestici, o almeno a quelli che più comunemente convivono con l’uomo. Oggi disponiamo dell’anagrafe canina dove sono registrati i cani regolarmente identificati, probabilmente poco più della metà. Poco o nulla sappiamo di gatti, furetti, conigli ecc. ecc. Quale occasione migliore del censimento generale per raccogliere dati attendibili almeno sui domestici? Rispondendo al tre o quattro domande si sarebbe potuto ricavare uno spaccato attendibile della situazione, mettendo a disposizione del legislatore un dato indispensabile per intervenire con cognizione di causa. Inutile negare che i problemi legati al possesso di animali pesano anche sulle casse pubbliche, si pensi al solo costo del randagismo ed ai costi sanitari conseguenti agli incidenti (morsicature, investimenti ecc.ecc.). Si tratta di somme dell’ordine di molti milioni di Euro che pesano sulle casse pubbliche. La normativa in materia di detenzione di animali, ormai vecchia di un ventennio, dovrà essere rivista alla luce delle mutate esigenze della popolazione, ma come calibrare gli interventi senza avere i numeri? Un’occasione persa, appunto.

Luciano


Ancora sulla caccia.

La vicenda del capriolo ferito ha evidentemente scosso gli animi facendo riemergere temi sopiti, sentimenti coperti dalla rassegnazione. In pochi giorni sono giunte al telefono dell’associazione numerose segnalazioni e proteste, non tanto riferite a fenomeni di bracconaggio, ma semplicemente legati a problemi di coesistenza sul territorio. Anche il cacciatore più ligio alle leggi ed ai regolamenti si trova spesso a cacciare in prossimità di gruppi di escursionisti, sportivi in bicicletta su stradine e sentieri, persone che passeggiano godendo della natura e di un autunno particolarmente indulgente sul piano climatico. E’ la logica conseguenza della riscoperta della vita all’aria aperta, del piacere di immergersi nella natura. Non si tratta di una questione li lana caprina, poiché l’esercizio dell’attività venatoria, per ovvi motivi di sicurezza, esclude la possibilità di condividere gli spazi (vedi i numerosi incidenti di caccia) limitando di fatti i diritti di altri. Si potrà discutere sui mezzi e sui tempi, ma è indubbio che sarà necessario trovare una soluzione al problema, sempre che un referendum non ponga la fine di una pratica “sportiva” dai più considerata anacronistica e crudele.

Luciano      



2011-11-17
Valsessera terra di frontiera

Mansalva ai bracconieri


Mercoledì 9 novembre, alle ore 10 circa, uno sparo riecheggia tra le abitazioni di Fraz. Pianezza di Crevacuore. Improvvisamente un capriolo attraversa la strada e si schianta contro il muro di una casa immediatamente braccato da un cane. Le persone presenti riescono a distrarre il cane dalla preda ferita, ma la scena che si presenta è straziante: la povera bestiola è priva della zampa anteriore destra, dove l’osso biancheggia tra rivoli di sangue, e un’ampia ferita si apre sulla spalla sinistra. Possiamo immaginare che il capriolo sia finito tra le ganasce di una tagliola e che, aggredito dal cane, in un disperato tentativo di fuga si sia spezzato l’osso della zampa per liberarsi dal medioevale strumento di tortura. Immediatamente i frazionisti hanno tentato di avvisare l’autorità comunale, nella vana speranza che qualcuno potesse soccorrere l’animale, che nel frattempo si era accovacciato a terra, probabilmente per raccogliere un po’ di forze. Nel rincorrersi delle telefonate il tempo passa senza che nessuna autorità si faccia carico del problema, finché si presenta un volenteroso quanto impotente rappresentante della protezione civile di Biella (?), ma è ormai troppo tardi. Il capriolo si era da poco alzato nonostante le gravissime ferite e si era allontanato nel bosco. Questa la cronaca cruda di un avvenimento che ci riporta ad una piaga antica: il bracconaggio. Circa 700.000 doppiette si dichiarano “protettori dell’ambiente”, autentici sportivi amanti della natura. Rispondono piccati se si insinua che non è uccidendo che si tutela la vita. Ma è un dato di fatto che nelle nostre valli la caccia ha assunto connotati estremi ed illegali. Si spara a tutte le ore, di giorno e di notte, si spara in prossimità di strade ed abitazioni, si para indistintamente a tutto ciò che si muove (vedi il sindaco Tosi che recentemente ha impallinato l’amico). Rispondono che non si può fare di tutte le erbe un fascio, che pochi delinquenti non possono mettere in discussione la correttezza e l’onestà dei più. Certe argomentazioni sarebbero molto più credibili se oltre alle risposte retoriche ci fossero i fatti: le denunce. Come credere che tra i commensali riuniti intorno allo spezzatino di capriolo e polenta fumante non si annidino “le poche mele marce”, e che siano poche è poi tutto da dimostrare. Come possiamo credere alla buona fede dei “ difensori dell’ambiente”, di coloro che perlustrano boschi e vallate e non “vedono” tagliole, lacci e trappole varie. Vale la pena di ricordare che il bracconaggio è punito con il carcere: quando mai hanno denunciato un bracconiere. Ed infine una ultima amara considerazione sul ruolo della Provincia. Come noto, da più parti si invoca l’abolizione delle Province che attualmente sostanzialmente hanno due ambiti di intervento: manutenzione delle strade principali e vigilanza sull’attività venatoria. Non sappiamo quanto meritoria sia l’opera di manutenzione delle strade, certo l’attività di vigilanza sulla caccia non brilla per efficienza.


Luciano


Queste foto, sono molto forti e potrebbero urtare (come è capitato a noi), la sensibilità di qualcuno. in ogni caso abbiamo voluto pubblicarle perchè è giusto che sappiate cosa accade non lontano da voi...





2011-11-04
Condannati due funzionari del Servizio Veterinario ASL

Il direttore aveva ordinato ad un veterinario la soppressione di nove cuccioli.

 

La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato la sentenza di primo grado del 2007. I due sono stati riconosciuti colpevoli ai sensi dell’articolo 544 bis del c.p. “uccisione per crudeltà e senza necessità”, e art. 110 “concorso in azioni esecutive di uno steso disegno criminoso”. Nell’ottobre del 2004 un uomo aveva chiesto l’intervento dell’ASL per il ricovero in canile di nove cuccioli trovati all’interno di una sua proprietà. Il dirigente dell’ASL invece, ne ordinava la soppressione, materialmente eseguita  dall’altro veterinario imputato con una iniezione di Tanax.  Il dirigente giustificava la sua decisione asserendo generici motivi “di ordine pubblico”. Inoltre, durante l’udienza, gli imputati hanno sostenuto di aver legittimamente proceduto alla soppressione su richiesta del proprietario del terreno che si era dichiarato proprietario anche dei cani. La sentenza conferma invece, che il proprietario non ha la libera disponibilità degli animali, né può infliggere sofferenze o togliere la vita inutilmente. La sentenza ribadisce inoltre che le uniche motivazioni valide e ammesse per la soppressione eutanasica di cani o gatti sono la certificata incurabilità o l’oggettiva pericolosità. In conseguenza dell’atto criminoso, ancor più deprecabile perché commesso da chi dovrebbe preservare la vita degli animali, i due rischiano anche la radiazione dall’Albo professionale. In una situazione normale questa sentenza, opportunamente divulgata tra gli “addetti ai lavori”, dovrebbe indurre i professionisti a riflettere attentamente sulle conseguenze di azioni poco ponderate. Inutile nasconderlo, seppure sempre più raramente, i veterinari sono chiamati a risolvere “in via breve” problemi di convivenza con cani poco educati o gravidanze indesiderate. Nonostante la mutata sensibilità della popolazione nei confronti del benessere e dei diritti degli animali sono ancora molte sacche di ignoranza e insensibilità. Alle associazioni protezionistiche il compito di vigilare confidando in una Giustizia sempre più attenta anche a questi problemi.

 

Luciano

 

Fiera di S. Martino a Gattinara.

 

Martedì 8 novembre saremo presenti con il nostro banchetto alla tradizionale fiera di S. Martino a Gattinara. I volontari saranno lieti di informarvi circa i progressi di Nek e avrete l’opportunità di sostenerci attraverso l’acquisto del calendario 2012 e di graziosi gadgets prodotti dai nostri volontari. Vi aspettiamo numerosi in Corso Valsesia, angolo Via Calza.



2011-11-02
Antonio è malato

Quando la diseducazione impedisce le cure

Antonio è un vecchio cane ospite del canile dal lontano 2003. Non è un randagio, o meglio, trovato vagante nel 1999 era stato adottato da una famiglia che lo aveva tenuto presso di se per circa tre anni. Quando Antonio è stato adottato era solo un cucciolone timido ed introverso. Presso la famiglia adottiva è cresciuto senza alcun tipo di stimolo: solo in un immenso giardino da cui non è mai uscito neppure per andare dal veterinario. Diceva il proprietario: “il mio cane deve essere assolutamente libero di fare ciò che vuole, ma non può entrare in casa”. Finché è giunto il giorno in cui Antonio ha deciso che il tutto mondo a lui concesso, il grande giardino, era di suo uso esclusivo, e quindi nessuno doveva invaderlo. Sono le 20 circa di una sera di aprile del 2003 quando il proprietario telefona al canile per chiedere l’aiuto degli operatori: “Antonio è impazzito, ha aggredito mia madre e non mi permette di entrare in giardino. Portatelo via “. Antonio non è impazzito, semplicemente è diventato paranoico, sociopatico come accadrebbe ad ognuno di noi se costretto ad una vita di relazioni eccessivamente limitate. Antonio non è neppure aggressivo nel senso corrente del termine, semplicemente non sopporta l’eccessiva confusione, non vuole essere toccato da estranei, teme il guinzaglio e manifesta la sua contrarietà con espressioni molto “colorite”. In canile ha scelto di occupare un box isolato, lontano dagli altri cani con cui ha comunque sempre condiviso la sgambata. Tempo permettendo andava in passeggiata con gli operatori e i volontari di suo gradimento, ma sempre senza guinzaglio. Il suo comportamento è il frutto del condizionamento subito nella “prigione dorata”, ma non è stato possibile convincere il proprietario del suo errore, tanto che ancora oggi un cane sta subendo lo stesso trattamento ma, evidentemente, con spirito di rassegnazione accetta la sua condizione e non si ribella. Oggi Antonio è vecchio e malato e non vuole essere toccato dal veterinario. Come visitarlo, come sottoporlo ad esami clinici? Antonio soffre ed è praticamente impossibile curarlo. Eppure c’è ancora qualcuno che si offende di fronte al rifiuto di affidare un cane da tenere “in un grande giardino dove può fare ciò che vuole”.


Luciano




2011-10-21
Il valore della diversità

Guardando con occhi disincantati si scorgono aspetti del quotidiano insospettati. Domenica, festa del decennale a Cascina Porta (articolo sulla pagina di cronaca di Gattinara), decine di umani e canidi assembrati in spazi ristretti, in un contesto di promiscuità apparentemente pericoloso, foriero di chissà quali nefaste battaglie. Invece non accade nulla, tutto si svolge in perfetta serenità nonostante i relativi proprietari fossero più impegnati a chiacchierare con altri umani piuttosto che a controllare i cani. Umani che interagiscono tranquillamente e cani che si intrufolano ovunque, che giocano allegramente tra di loro e, fatto ancora più sconcertante, con cuccioli di uomo a loro sconosciuti senza che le madri si allarmino. Pazzia e incoscienza? Non è la prima volta che mi capita di osservare scene di serena ed allegra convivenza e mi domando perché dovrebbe essere diverso. In passato abbiamo riferito di un comportamento che accomuna uomini e cani: la drammatizzazione. Ovvero, simulare una scena di vita reale per capire come evitare eventuali conflitti e i danni derivanti. Ma la drammatizzazione presuppone il riconoscimento e l’apprezzamento del valore della diversità. Simulare la realtà per  risolvere conflitti con personalità necessariamente diverse dalla nostra. In un universo omologato non ci sarebbe la necessità di  fare “prove”, conosceremmo già tutte le risposte. Ma una specie composta da soggetti tutti uguali non avrebbe alcuna possibilità di perpetuarsi e progredire. Contrariamente a quanto si tende ad insegnare ai bambini, non è vero che siamo tutti uguali: siamo tutti assolutamente unici e diversi. Affermare l’uguaglianza universale significa negare l’evidenza: i bianchi sono diversi dai neri e dai nativi americani, non solo fisicamente, ma soprattutto culturalmente. Proprio la diversità è la garanzia di serena e pacifica convivenza, perché, in assenza di “uguali” diventa impossibile costruire alleanze, fazioni. La diversità è il fondamento dell’evoluzionismo di Darwin, un meccanismo analogo deve necessariamente trovare applicazione anche nelle relazioni tra individui. Accettare la “diversità” come valore da difendere, dare un significato profondo all’empatia diventa un imperativo per scongiurare i conflitti, poiché in un mondo di diversi è impossibile trovare alleati, altri come noi. Accettato il valore della diversità diventa naturale superare anche la barriera di specie: siamo tutti diversi, tutti meritevoli di rispetto a motivo della nostra diversità. Accettando il valore della diversità si accetta anche il principio di autodeterminazione: ognuno ha il diritto di fare le proprie scelte. Ma questo è un principio che, tra gli umani, forse non vedrà mai la piena accettazione.

 

Luciano

 

 

 

Scuse e ringraziamenti.

 

Ci scusiamo con gli amici di Doccio, ma la concomitanza con la festa del decennale del canile non ci ha consentito di presenziare alla manifestazione. Ringraziamo l’unità cinofila di Biella che ci ha rappresentato e tutti coloro che si sono ricordati di noi nonostante l’assenza.

Grazie ancora di cuore e arrivederci all’anno prossimo.

 

I volontari di Quattro zampe nel cuore.



2011-10-07
Incontri nella notte

Cronaca di una cattura

 

Squilla il telefono… “accidenti, proprio adesso. Che ora sarà.” “Pronto, canile di Rovasenda”. “Carabinieri di Arona: ci hanno segnalato un grosso cane nero che vaga in Via Roma a Cavaglio. I residenti si lamentano perché i cani abbaiano da ore e nessuno può dormire” “Ok. Trenta minuti all’intervento”. Mezzanotte! Rassegnati: nottata in bianco. Un grosso cane nero, boh, speriamo si faccia avvicinare senza problemi. Da dieci anni, mentre imposto le coordinate sul gps, il pensiero è sempre lo steso: speriamo si faccia avvicinare. È faticoso guidare di notte quando ti buttano giù dal letto, ma il traffico inesistente e la vocina del gps facilitano il compito. Trenta minuti dopo una persona in mezzo alla via mi indica un cancello. “Buonasera, ho chiamato io i carabinieri. Il cane è nel mio giardino, ho pensato di farlo entrare per evitare che si allontanasse.” Non mi pare vero. “Grazie, ha fatto benissimo.” Apro il cancello e nella penombra un enorme cane nero si avvicina tranquillamente. Una voce alle mie spalle mi tranquillizza: “ è buonissimo, ma era proprio affamato. Ha divorato tutto ciò che gli abbiamo dato.” Penso: “Ecco. Ci manca solo che  stia male  e mi vomiti tutto nel furgone”. Con il moschettone della longhina aggancio il grosso collare e invito il cane a seguirmi.  Nessun problema: Axel, così ho deciso di chiamarlo, mi segue tranquillo, sale sul furgone e si accomoda dentro la gabbia come se fosse la cosa più normale del mondo. Bene, penso, è ben socializzato sarà un lavoro semplice e veloce. Trenta minuti per arrivare in canile. Apro la gabbia e Axel mi segue docilmente in sala veterinaria. Lascio il guinzaglio per accendere il rilevatore del microchip e avvicinarlo al suo collo. Non gradisce, ma si scosta appena e non accenna a reazioni. Un paio di buoni bocconcini lo convincono a farsi esaminare. A parte la sporcizia e i postumi di una recente ferita sulla guancia sinistra, non ci sono altri elementi significativi. Rilevato il microchip, compilata la scheda, ho esaurito le pratiche di ingresso e posso sistemarlo in un box del sanitario. Preparo la ciotola con un po’ di crocchette, la vaschetta con l’acqua e la vasca con la coperta. Axel mi segue ovunque e non si perde un solo passaggio: esamina il box, annusa il cibo ma non lo tocca. Appena sistemata la coperta nel vascone di plastica lui ci sale sopra, compie un cerchio su se stesso come fanno i cani quando decidono di accoccolarsi ma poi esce e continua l’esplorazione del box. Negli anni ho imparato che osservando il cane che prende possesso del box si possono capire molte cose sul suo carattere. Per questo motivo indugio sulla porta e continuo ad osservare in silenzio. Axel conclude la sua esplorazione, rientra nel vascone e si siede composto sulla coperta guardandomi dritto negli occhi. In quel momento mi sono ricordato di quando, molti anni fa, per lavoro frequentavo spesso le camere degli alberghi. Accompagnato dal personale in servizio, entravo in camera, ispezionavo l’armadio dove riponevo la sacca con l’abito di ricambio, mi sedevo sul letto come a saggiare la consistenza del materasso ed infine congedavo l’accompagnatore. Ho avuto la netta sensazione che Axel abbia fatto la stessa cosa. Infine, seduto sulla sua coperta, mi ha guardato negli occhi e ho avuto l’impressione che mi dicesse: “Ok, qui starò bene. Ti ringrazio per avermi accompagnato, adesso torna pure a dormire”. Torno nel mio letto ma un pensiero mi tiene sveglio: com’é possibile abbandonare, dimenticare, trascurare un essere vivente tanto educato, discreto, espressivo. Chi può essere così ceco da non vedere ciò che c’è in Axel. Chi può essere così arido da privarsi di un simile compagno. Ma forse è solo la notte che fa brutti scherzi.

 

Luciano

 



2011-09-30
L'OLFATTO DEL CANE

Aspetti singolari di un senso da rivalutare.

 

Certamente il senso più importante per un cane, ma molto difficile da studiare. Nel cane l’olfatto è molto sviluppato in relazione alla maggior parte dei mammiferi.  Appunto per la sua straordinaria sensibilità, svolge un ruolo fondamentale nel riconoscimento individuale, nel controllo dell’aggressività, nella sessualità, maternità e alimentazione.  L’acutezza del suo olfatto è la ragione per cui il cane occupa un posto così importante a fianco dell’uomo. La maggior parte delle funzioni che il cane svolge in collaborazione con l’uomo si giustificano con la superiorità del suo olfatto.  Incidentalmente questo è il senso meno conosciuto e più difficile da studiare: il meccanismo che consente di identificare una sostanza è ancora relativamente misterioso . Il lupo caccia nel bosco, in condizioni di cattiva visibilità: In queste circostanze l’olfatto rappresenta lo strumento migliore per percepire e stanare una preda. Per questo motivo è  così sviluppato in questa specie, ed il cane è il discendente domestico del lupo. Lo studio dell’olfatto si basa, come per la vista, su due metodi: l’osservazione della anatomia e su prove di risoluzione di problemi. L’aria che respiriamo trasporta un gran numero di particelle in sospensione. Durante l’inspirazione l’aria porta le particelle a contatto con la mucosa che si trova sul fondo della cavità nasale dove sono esaminate, attraverso le terminazioni nervose si traduce la sensazione in un messaggio per il cervello, ma non conosciamo ancora i “dettagli” del processo.  Sappiamo che il cane dispone di circa 220 milioni di cellule olfattive contro i 5 milioni della specie umana. Inoltre il cane migliora la sua performance utilizzando un particolare modo di inspirare ed espirare l’aria in rapida successione. Pare che in questo modo aumenti il periodo di esposizione delle particelle alla mucosa. Infine l’area del cervello specializzata nella interpretazione della sensazione olfattiva è molto più estesa e sviluppata che nell’uomo. Sulle prove di risoluzione di problemi utilizzando l’olfatto sorvoleremo perché riteniamo talmente palese che il cane discrimina gli odori che ci sembra inutile doverlo dimostrare empiricamente. Piuttosto ci incuriosisce una funzione insospettata del fiutare. Secondo studi effettuati dal Dot. Roberto Marchesini, padre della zoo antropologia e vate del cognitivismo, il cane fiuta anche per ridurre lo stato di eccitazione e ritrovare la calma. Una sorta di training autogeno per cui il cane si concentra sull’azione del fiutare  per ritrovare la calma e l’equilibrio interiore. Infatti non è difficile osservare il cane appena liberato nello sguinzagliatoio che dopo qualche corsa scoordinata, si sofferma insistentemente ad annusare il terreno. In realtà non sta esaminando un odore particolare, ma sta cercando la concentrazione per porsi in relazione con il mondo nel contesto corretto. Pertanto non abbiate fretta di distogliere il cane dal fiutare il nulla, alcuni minuti di esercizio vi regaleranno una passeggiata più serena.  

Luciano



2011-09-25
La vista del cane

Differenze e similitudini della percezione visiva tra cane e uomo

 

Ogni proprietario, almeno una volta, si è domandato come “vede” il suo cane. Una domanda interessante perché comporta alcune implicazioni legate alla comunicazione del cane, ovvero: ogni essere vivente si pone in relazione al mondo in funzione degli stimoli che è in grado di percepire. È opinione diffusa che la vista sia il senso meno sviluppato nei cani. Senza dubbio, la vista è importante almeno per due motivi: Da un lato la maggior parte della comunicazione passa attraverso messaggi visivi (postura e movimento); Dall’altro la vista interviene ovviamente nella localizzazione, l’inseguimento e la cattura della preda.

Il cane dispone di un apparato visivo simile a quello umano, senza alcuna differenza importante. La visione del cane è stata studiata attraverso due sistemi. Uno di questi compara con l’essere umano la struttura anatomica che partecipa alla visione: l’occhio e la struttura nervosa incaricata di processare le informazioni della vista. L’altro mette in condizione il cane di risolvere un problema solo attraverso l’apprezzamento di una determinata visione. Per esempio: per valutare la capacità di distinguere tra due colori si pone il cane di fronte ad un dispositivo che può emanare una luce di due colori: arancio e azzurro. Se il cane preme un pulsante quando la luce è di colore arancio ottiene un premio, cosa che non accade quando la luce è azzurra. Se il cane è capace di apprezzare la differenza di colore imparerà rapidamente a premere il pulsante solo quando si accende la luce arancio. I differenti studi effettuati sembrano non consentire di stabilire il grado di differenziazione tra la vista del cane e quella dell’uomo. È interessante però valutare alcune differenze e similitudini  della percezione visiva tra le due specie. Ma il cane è in grado di percepire i colori come li vediamo noi? La letteratura in materia ci dice che la retina del cane possiede solo due tipi di recettori per il colore contro i tre dell’occhio umano.  Ne consegue che un cane ha certamente la capacità di distinguere i colori, ma in forma rudimentale rispetto al sistema visivo sostenuto da tre recettori. Gli esperimenti hanno dimostrato che i cani sono in grado di distinguere i colori, ma hanno difficoltà a captare la differenza tra alcune tonalità. Ad esempio: distinguono  perfettamente  l’azzurro dal rosso o il verde dall’azzurro, ma non distinguono il rosso dal verde. Ma il cane ha una buona vista? Si pensa comunemente che il cane abbia una vista peggiore di quella umana.  L’immagine che percepisce non è dettagliata come la percepiamo noi. Usando un linguaggio fotografico potremmo dire che l’immagine che si forma nell’occhio del cane è più sgranata, o se preferite, ha meno pixel. I cani vedono nell’oscurità? Alcuni ricercatori hanno calcolato che la luminosità minima necessaria per formare l’immagine nell’occhio canino è cinque volte inferiore a quella necessaria all’occhio umano. La capacità del cane di vedere anche in condizioni di bassa luminosità è dovuta ad una particolare struttura anatomica presente nell’occhio chiamata tapetum lucidum. La radiazione luminosa che entra nell’occhio incontra il tapetum che la riflette in modo da amplificarla. Il tapetum è responsabile del brillio degli occhi nell’oscurità.  Il cane possiede anche un’ottima visione stereoscopica: La capacità di apprezzare la distanza della preda  è fondamentale per qualunque cacciatore. Per  calcolare la distanza di un oggetto, il cervello deve captare l’immagine con i due occhi contemporaneamente e apprezzare l’angolo compreso.  Per  conseguirlo si sovrappone il campo visivo di entrambi gli occhi. Si chiama visione binoculare ed è determinata dalla posizione degli occhi nel cranio. In generale i predatori carnivori hanno gli occhi in posizione frontale, mentre le prede erbivore li hanno in posizione laterale. Tanto l’uomo quanto il cane hanno una zona di visione tridimensionale superiore a quella degli erbivori, ma hanno un  maggior angolo morto. In conclusione possiamo affermare che la vista del cane rispetto a quella umana è superiore in condizioni di scarsa luminosità. Al contrario, sia in condizioni di luminosità moderata che intensa, il cane percepisce una minore gamma di colori e possiede una inferiore acutezza visiva. Sarà per questo che i cani non leggono i giornali?

 Luciano



2011-07-15
Prevenire gli abbandoni

I richiami morali non bastano

 

Arriva l’estate e si intensificano le iniziative contro gli abbandoni. Scendono in campo Enti ed Istituzioni con l’obiettivo di toccare la coscienza ed il senso civico della popolazione. Non sappiamo quanto tutto ciò sia efficace ma è senza dubbio apprezzabile lo sforzo, soprattutto perché pare che negli ultimi anni i dati relativi, se non confortanti, siano almeno incoraggianti. Purtroppo l’abbandono non è neppure la sorte peggiore che possa capitare ad un cane: spesso “l’abbandono” non è neppure palese. Bisogna infatti definire con precisione che cosa si intenda per abbandono. Probabilmente, quando si usa questo termine, si fa riferimento al delinquente che ferma la macchina in una strada secondaria e, fatto scendere il cucciolo, si allontana precipitosamente; oppure a coloro che, nottetempo, legano il cane al cancello del canile (da tempo videosorvegliato). Ci sono molte altre forme di abbandono molto più subdole e difficili da individuare. Si pensi ai cani negli orti, a quelli relegati nei box in fondo ai cortili, a tutti quelli legati alla catena. Forse non sono “abbandonati” nella eccezione lessicale del termine, ma che vita conducono: nessuna relazione con conspecifici, nessun contatto con altri esseri viventi se non l’aguzzino che riempie sporadicamente la ciotola. Recita uno slogan: chi abbandona un cane lo condanna ad una fine prematura. Ci sono alcuni che ritengono comunque preferibile una fine prematura ad una lenta agonia che può durare anni. Non ci addentreremo in complicate disquisizioni filosofiche, ci pare fuori luogo stabilire quanto sia “meno peggio”: un popolo civile deve avere rispetto per il benessere altrui, indipendentemente dalla razza o specie cui appartiene. La prevenzione dell’abbandono non si ottiene solo con campagne pubblicitarie. Non basta ribadire che è moralmente riprovevole commettere un reato. Per risolvere il problema è necessario agire su più fronti: prevenzione e repressione in primis. Prevenire educando soprattutto le giovani generazioni ad un corretto rapporto con gli animali; reprimere individuando malgoverno e maltrattamento prima che si trasformi in abbandono.Investire parte delle risorse destinate alle campagne contro l’abbandono in messaggi che diffondano corrette norme comportamentali potrebbe essere un buon inizio. Il promomessaggio potrebbe essere di questo tenore: nessuna legge ti obbliga ad adottare una animale, ma se decidi di adottarlo sarai responsabile del suo benessere per tutta la sua vita!

 

Luciano     

 

P. S. Avremmo voluto pubblicare la foto di un cucciolo ritrovato impiccato ad un albero con un filo elettrico. Le autorità locali non hanno neppure rimosso il cadaverino per risparmiare i cento Euro necessari alla cremazione. Ma siamo certi che la foto nulla avrebbe potuto aggiungere alla tragica realtà.



2011-06-27
un cane da "signori"

Succede un giorno di ricevere una telefonata di lavoro, in cui mi veniva detto da questa voce maschile che il pinscher della compagna era appena stato investito da un auto ed era morto. Il signore mi chiedeva se ero in grado di indicargli un allevamento di pinscher in zona, raccomandandomi però che fosse “un allevamento da signori”. Io rispondo che mi dispiaceva ma in zona non ne conoscevo.

Succede poi di incontrare 24 ore dopo la compagna di questo signore con una nuova pinscher in braccio. Mi avvicino e chiedo come stava la cagnolina, dove la avessero trovata, etc…

Con meraviglia (ma neanche tanta) scopro che la cagnolina era stata acquistata nel negozio di animali del paese ed ha già 8 mesi. Non solo: casualmente mi capita fra le mani il suo passaporto e noto con piacere che il libretto è scritto in una lingua dell’est, il timbro del primo veterinario è spagnolo, quello del secondo forse polacco o tedesco, il trattamento vermifugo invece porta il timbro di un veterinario italiano del veneto. Guardandola, la cagnolina è magra, ha una micosi sull’orecchio ed una bella forfora su tutto il mantello. Scopro poi che è stata pagata circa 400 euro.

Eccolo questo pinscher “da signori”: l’ennesimo cucciolo importato illegalmente, passato per le mani di diversi veterinari consenzienti o forse di un solo delinquente con dei timbri a disposizione, venduto da un commerciante senza scrupoli.

Una vecchia storia che si ripete inesorabile ma che in questa occasione ha davvero una punta di sarcasmo per la truffa in cui è incappato questo signore. La morale della favola però potrebbe essere che per avere un cane “da signori” prima di tutto bisogna esserlo. E un vero signore sa benissimo che il valore di una cosa è molto diverso dal suo prezzo. Soprattutto quando si parla di animali.

VIOLA

 



2011-06-04
Vacanze "bestiali"

In viaggio con Fido


Aumentano in modo significativo le famiglie che portano in vacanza i propri animali domestici, soprattutto cani, ma anche molti gatti. Un cambiamento culturale importante che ha costretto molte strutture turistiche a rivedere i propri regolamenti per non perdere clientela. Pianificare la vacanza con il proprio beniamino è diventato relativamente semplice, almeno finché si rimane in Europa e non si usano mezzi pubblici. Premesso che per gli animali ogni novità ha delle componenti fortemente stressanti, il viaggio, in condizioni di separazione dal proprietario, potrebbe diventare traumatizzante. Purtroppo nonostante i buoni propositi, gli interventi rassicuranti di esponenti del governo e proclami roboanti, la situazione trasporti non è ancora all’altezza della situazione. Per comodità e per questioni di “numeri” tratteremo solo il trasporto dei cani cominciando dal trasporto in auto. Se il nostro amico quattrozampe è abituato al trasporto in auto certamente non ci saranno problemi, le uniche difficoltà si potrebbero presentare in autogrill perché all’interno dei locali di ristoro è vietato l’accesso agli animali. Vietato ovviamente lasciare Fido da solo in auto o in camper sotto il sole, ma anche nei mesi invernali è fortemente sconsigliato (chi scrive è stato accusato di abbandono di animale per aver lasciato il cane in camper il tempo necessario a consumare un panino al bar). Per il resto una sosta ogni due ore e acqua fresca da bere sono consigliate anche a chi guida. Ovviamente vietato lasciare “ricordini” nei luoghi di sosta”, ma questa è un’altra storia.

I trasporti in aereo invece sono ancora molto problematici. Se il cane più il trasportino non superano i 10 Kilogrammi molte compagnie consentono il trasporto come bagaglio a mano, ma se il tutto supera il massimo ammesso, fatta esclusione per i cani che accompagnano i non vedenti, non esiste alternativa alla stiva. Consiglio: evitare assolutamente. Benché le stive possano essere pressurizzate e riscaldate, i tempi di attesa per l’imbarco e lo sbarco ed il viaggio in solitudine e senza conforti potrebbero essere troppo gravosi, senza considerare che, come tutti i bagagli, potrebbe essere smarrito. Ci è giunta notizia di una piccola compagnia nordica che accetta cani di tutte le taglie in cabina a fianco del proprietario al costo del biglietto per un umano, ma non ha scali in Italia. Rimaniamo quindi a terra dove troviamo una bella novità, almeno in teoria: da qualche tempo Trenitalia consente il trasporto dei cani a condizioni finalmente chiare ed accettabili. Per saperne di più consultate il sito www.trenitalia.com alla sezione “informazioni per chi viaggia”. Su bus e altri trasporti terrestri vige la regola che ogni sociètà o peggio, ogni conducente, applica le regole che vuole. In altri termini è il caos. La situazione è tale per cui potreste trovarvi nella situazione che vi caricano per l’andata e vi lasciano a piedi per il ritorno. Informatevi prima di salire a bordo ed eventualmente prenotate i biglietti precisando che avete un cane al seguito e… incrociate le dita. Infine i viaggi per mare. Sui traghetti e per brevi tratte i cani possono rimanere in auto dove consentito (anche in questo caso informarsi prima di prenotare), in alcuni casi è possibile portare il cane sul ponte. Per tutti gli altri casi il problema è simile al trasporto aereo: meglio evitare. Infine i documenti: obbligatorio avere al seguito il certificato di identificazione o il “passaporto”, consigliabile portarsi al seguito il libretto sanitario con tutte le vaccinazioni in ordine e, per precauzione, meglio dotarsi anche di una attestazione del vostro veterinario che certifichi che il cane gode di buona salute: alcune strutture alberghiere lo pretendono. Sul tema delle vacanze con gli animali torneremo presto, per il momento buon viaggio a tutti.


Luciano



2011-05-11
Quando il cane scappa

 Soggetti difficili o proprietari impreparati.

 

 

Per qualche strano motivo è molto diffusa l’opinione che i cani siano animali fuggiaschi e litigiosi. In effetti è convincimento degli addetti ai lavori che i canili ospitino soprattutto cani che si sono allontanati spontaneamente dal luogo di detenzione, sfatando in parte il mito del cane scaricato frettolosamente in mezzo ad una strada. Apparentemente la seconda osservazione avvalora la prima: i cani “scappano”. Dopo oltre due lustri di servizio in canile possiamo aggiungere senza tema di smentita una terza osservazione: i cani scappano ripetutamente solo da alcune situazioni. In altri termini: i cani che scappano sono sempre gli stessi (intesi come soggetti e non come razza) o appartengono alla stessa persona. Il fenomeno è talmente evidente che dovrebbe indurre i proprietari di quei cani a porsi la fatidica domanda: perché il mio cane “scappa”? A questo punto si ritorna al preambolo: il cane “scappa” perché è naturalmente fuggiasco e quindi è necessario rinforzare la recinzione. Ma sarà proprio così? In alcuni casi, quando la frequenza delle fughe è diventata intollerabile, i sindaci sono intervenuti d’autorità costringendo il proprietario alla cessione del cane. Dopo un breve periodo di osservazione in canile, sono stati tutti affidati a nuove famiglie opportunamente preparate all’inserimento di un cane che avrebbe potuto palesare una spiccata propensione per la “fuga”. Chiaramente il campione osservato è troppo piccolo per stabilire una statistica ( sei casi documentati), ma il fatto che nessuno di questi soggetti si sia più allontanato dalla nuova abitazione lascia spazio a considerazioni circa la corretta gestione del cane, ovvero: ancora una volta l’errore è certamente umano. L’altro aspetto che abbiamo osservato è relativo proprio all’atteggiamento dei proprietari dei “fuggiaschi”: tutti dichiarano una lunga esperienza nella gestione dei cani. All’osservazione che probabilmente, per risolvere il problema, sarebbe necessario modificare alcuni comportamenti, il rifiuto è stato assoluto. Oggi sappiamo che il cane “scappa” per ragioni legate al suo benessere o anche al ruolo cui noi lo abbiamo relegato. In tutti e due i casi si tratta di aspetti legati alla nostra cultura alla convivenza con il cane. Non a caso nel mondo anglosassone il fenomeno del randagismo è alquanto ridotto rispetto ai paesi dell’Europa meridionale. Sappiamo anche quali aspetti determinano l’allontanamento da casa che sono sostanzialmente legati al legame che si instaura tra il cane e la famiglia. Più forte è il legame maggiore è il senso di appartenenza al branco ma ancora non è sufficiente. All’interno del branco, ovvero della famiglia, è determinante il ruolo del cane. Recentemente il Servizio Veterinario, in collaborazione con le associazioni di volontariato, ha avviato un programma volto a diffondere una corretta cultura alla convivenza con gli animali. La partecipazione del pubblico agli incontri è ancora troppo esigua e quindi non porterà a risultati immediati, ma l’aspetto su cui si dovrebbe intervenire non è legato al numero ma alla tipologia dei partecipanti. Per quanto abbiamo potuto osservare coloro che seguono questi incontri sono persone dotate già di sensibilità nei confronti dei problemi legati ad una corretta convivenza con i propri animali. Per assurdo costoro, in questa fase pionieristica, potrebbero anche essere esclusi, o promossi a priori, per lasciare spazio proprio a chi invece non ha alcuna nozione in materia. Invece accade proprio il contrario: coloro che hanno maggiormente necessità di correggere le nozioni in materia snobbano questi incontri. Probabilmente l’unica soluzione risiede in un provvedimento legislativo che costringa i proprietari dei fuggiaschi alla frequenza di opportuni corsi. A questo punto la mano passa all’amministrazione regionale.

 

Luciano 

 



2011-04-27
L'esperienza in canile di una volontaria

Quasi quotidianamente si presentano in canile persone che si dichiarano disponibili per dare una mano. Dopo un primo colloquio con volontari esperti, molti scoprono quanto la loro idea di volontariato sia lontana dalla realtà. Di seguito riportiamo la testimonianza di Viky, volontaria per caso, che si avvia a diventare un elemento veramente importante nell’ambito della nostra organizzazione.


L’esperienza in canile di una volontaria


Alla fine di ottobre del 2010 ho scoperto l’esistenza di cascina Porta perché cercavo compagnia per Gunter: il mio cane. Da allora, oltre ad aver adottato Maurice, ho trovato un luogo dove poter aiutare molti cani. Il primo giorno Luciano mi ha raccomandato di non affezionarmi ad un cane in particolare, altrimenti quando sarebbe stato adottato sarei stata male e anche lui. Aveva ragione, ma il fatto è che ti leghi ad ognuno di loro e comunque ti restano nel cuore: alcuni volontari mi parlano di cani affidati anni fa di cui si ricordano perfettamente. Inizialmente non ricordavo i nomi di tutti, adesso io conosco loro e loro conoscono me ed è bellissimo vedere che Luigi o Brando non hanno più paura di me. Ognuno ha il proprio carattere e le proprie necessità. Non avrei mai pensato che ci fosse così tanto lavoro dietro quel cancello. Non ci si limita a pulire e a nutrire, ma si è attenti a come stanno, a come si comportano con le persone e con gli altri cani, si insegna loro ad andare al guinzaglio, si costruiscono cucce, brandine, si cuciono e lavano coperte. Si organizzano iniziative di ogni tipo per raccogliere fondi o far conoscere il canile. E se il mio piccolo contributo può servire a far star meglio i cani sono contenta. Quando torno a casa a volte mi sento felice perché ho assistito ad una adozione, a volte preoccupata perché qualcuno sta male. Credo di aver imparato di più in questi pochi mesi sui nostri amici pelosi che in tutta la mia vita, nonostante io abbia sempre avuto cani. Mi rendo conto che ho ancora molto da imparare ed è solo imparando che posso sperare di riuscire a fare le cose giuste per loro. Inoltre a Cascina Porta ho incontrato un gruppo di persone meravigliose che non mi hanno mai fatto pesare il fatto che fossi ignorante in materia, sono sempre disponibili a rispondere ad ogni domanda e pronti a dare consigli. Persone che per lavoro sono dipendenti del canile e per hobby fanno i volontari in canile! Persone felici del lavoro che fanno e che non perdono mai di vista l’obbiettivo principale:il bene dei cani. E sono felice di condividere questo obbiettivo con tutti loro.


Viky



É primavera: arrivano le zanzare.


Dopo un inverno particolarmente lungo e umido come non apprezzare il dolce tepore della primavera. Purtroppo con l’aumentare della temperatura arrivano anche le zanzare e con esse il pericolo “Filaria”. Un parassita silenzioso e subdolo che si annida nelle cavità cardiache e nelle arterie polmonari dei nostri amici a quattro zampe. Fortunatamente da molti anni esistono farmaci efficaci e sicuri per prevenire le conseguenze dell’infestazione. Aprile è il mese giusto per incominciare la prevenzione: il vostro veterinario vi prescriverà il farmaco più indicato e valuterà la necessità di fare un test prima di iniziare la somministrazione. Vietati i rimedi fai da te: la salute del vostro buon amico potrebbe essere gravemente compromessa da un intervento improprio.



2011-04-11
Portarsi a casa un randagio è un furto

Quando l’informazione è fuorviante

 

Qualche giorno fa ha destato la nostra curiosità un titolo in bella enfasi pubblicato da un giornale biellese: “PORTARSI A CASA UN RANDAGIO E’ UN FURTO”. L’articolo rimanda al sito del comune di Vigliano Biellese (http://www.vigliano.info/modules/news/article.php?storyid=817) che, fatto più unico che raro, dedica uno spazio al problema della cattura di un cane vagante. Ovviamente siamo andati immediatamente a sbirciare speranzosi di trovare finalmente un esempio autorevole da indicare ad altri comuni “meno sensibili” al problema. Il testo è impostato come intervista al Comandante della Polizia Locale Sig. Palmino Camerlo. Già dalle prime righe percepiamo una certa stonatura, un punto di vista del problema certamente “originale”. "L'avvistamento di un cane errante e senza vigilanza ...non deve necessariamente allarmare o indurre ad intervenire nell'immediato. Spesso, infatti, il cane si allontana per breve tempo da casa sua, alla quale, se non viene distratto o spaventato, in breve tempo fa ritorno. Quindi...la situazione si risolve da sola in un giorno o due.” Prosegue poi precisando, giustamente, che il cittadino si deve limitare a segnalare la presenza del vagante alle autorità competenti. Continua poi con tutta una serie di considerazioni circa le responsabilità civili e penali derivanti dalla cattura di un vagante da parte di persona non autorizzata, e proseguiamo per leggere la risposta alla domanda fatidica: a chi rivolgersi. A questo punto siamo alla completa disinformazione. La formulazione della risposta è fumosa, contraddittoria e il tono sempre intimidatorio. Quanto si legge contiene informazioni incomplete, interpretazioni surreali e fuorvianti ed anche un paio di errori macroscopici. Segnalare un randagio sembra quasi un affare ministeriale: moduli da sottoscrivere, “prese in carico”, e, attenzione: se toccate il cane rischiate il processo. L a legge è formulata in modo semplice: Il Comune, ricevuta segnalazione della presenza di cani vaganti senza dimora o che si trovino fuori dei limiti del domicilio del detentore senza controllo o sorveglianza diretta, provvede alla loro cattura con metodi appropriati e nel rispetto dei principi stabiliti dall'articolo 1. ( L. R. 34/93 l’Art. 6 comma 1). La L.R. 18/2004 indica quali soggetti sono preposti all’attivazione del servizio di cattura. In pratica basta una semplice telefonata e chi di dovere provvederà ad intervenire senza alcun addebito a carico del cittadino. La pagina si chiude con l’intervento dell’Assessore che richiama, correttamente, il dettato di legge, citazione che, fortunatamente, contraddice quanto spiegato dal Comandante Camerlo.

Purtroppo non fornisce alcuna altra informazione circa i doveri dei proprietari, l’obbligo di custodire il cane e prendere tutte le misure necessarie per prevenirne l’allontanamento e l’obbligo di denunciare lo smarrimento entro tre giorni. Nessuna indicazione neppure circa le procedure di recupero del cane eventualmente catturato e ricoverato in canile. A questo punto ci sorge il dubbio che il Comandante, più che preoccuparsi di far catturare i vaganti a vantaggio della sicurezza e della salute pubblica, sia preoccupato dell’eventuale cattura che potrebbe generare costi per il Comune.

Speriamo che il Sindaco prenda gli opportuni provvedimenti.

 

Luciano



2011-03-07
Anche gli animali sognano...

Che anche gli animali sognino è ormai dato per certo, ma che cosa sognino e quale sia la funzione del sogno è ancora un mistero anche per gli esseri umani. Anzi, non siamo ancora neppure certi su quale sia esattamente la funzione del sonno, l’unico dato certo è che di mancanza di sonno si muore. Figuriamoci se qualcuno si può sbilanciare sulla funzione del sogno negli animali. Eppure ci piace pensare che anche il nostro amico a quattro zampe possa avere dei bei sogni. A tutti sarà capitato di osservare un cucciolo che zampetta furiosamente disteso su un fianco ed emette curiosi guaiti, e tutti ci siamo posti la fatidica domanda: chissà cosa sta sognando? Minnie è una cagnetta adottata in canile circa cinque anni fa quando aveva quattro mesi: da sempre dorme sulla sua copertina a lato del mio comodino. Di lei sappiamo tutto tranne ciò che ha vissuto nei primi mesi di vita, proprio quel breve periodo di cui non si dovrebbero conservare ricordi spiacevoli. Si tratta di un meccanismo di difesa presente sia nell’uomo che nel cane (e non so in quali altri animali) utile a ridurre i danni psicologici derivanti ricordi di esperienze “dolorose”. Secondo autorevoli autori Minnie non dovrebbe avere ricordi di esperienze negative ( dolore e paura) di quel periodo e, d’altro canto, Minnie per sua fortuna non ha vissuto esperienze traumatizzanti in epoca successiva. Ma Minnie durante il sonno, più di una volta, evidentemente rievoca situazioni che le hanno creato un forte stress. I suoi movimenti diventano convulsi, il respiro affannoso ed infine emette guaiti strazianti quali quelli di un cucciolo spaventatissimo. Potrebbe il sogno, o l’incubo, essere testimonianza di ricordi cancellati? Un modo per consentire al suo cervello di riconoscere situazioni pur non avendone memoria cosciente, ma conservando il ricordo delle sensazioni derivanti? Un meccanismo per salvaguardare sia la quantità di memoria disponibile sia l’integrità della memoria stessa? Ed infine, se questo meccanismo consente a Minnie di provare sensazioni, non importa se piacevoli o spiacevoli, sulla base di avvenimenti astratti, possiamo ipotizzare che anche gli animali sono capaci di pensieri astratti? Ipotesi affascinante perché ci porterebbe inevitabilmente a dover ammettere che, benché su scale evolutive diverse, il cervello del cane funziona esattamente come il nostro. Mi sono spinto troppo oltre con la fantasia? Forse. Ma a volte i sogni aiutano a vivere meglio.

Luciano  



2011-02-26
Che pasticcio

Storia di ordinaria follia

La solita storia: la coppia che scoppia con Lui se ne va e Lei che rimane con figli e animali. Inizia il costoso iter giudiziario per la separazione e servono molti soldi. La casa è grande e molto costosa, troppo costosa: bisogna trovare una soluzione più economica. Ma nella nuova casa molto più piccola non c’e posto per gli animali e inizia il solito tam tam su internet per trovare casa al vecchio cane. C. decide che può fare qualcosa. C. è una energica signora sola che vive con i suoi due cani, ma a casa sua potrebbe trovare posto anche un terzo bisognoso. Basta una telefonata per prendere un appuntamento e rendersi conto che il vecchio cane sta veramente molto male, bando agli indugi: “…va bene signora. Prenda i documenti che lo porto via subito!” “I documenti? Con tutti i problemi che ho, la separazione, il trasloco, i bambini… chissà dove saranno finiti”. “Ok, pensiamo al cane e per i documenti si vedrà…” Il vecchio cane sta proprio male. Un bel bagno per togliergli di dosso un odore insopportabile e appuntamento dal Veterinario. Il cane non ha il microchip! Nessuno pensa al tatuaggio, dopo sei anni anche il Veterinario ha perso l’abitudine al controllo e, comunque, sulla coscia non si vede nulla. Un bel microchip e C. diventa ufficialmente la proprietaria del cane. Passa un anno e il Giudice sentenzia: separazione per colpa! I figli a Lei e Lui deve pagare gli alimenti. E il cane? Il Giudice non sa nulla di cani, ma Lui lo vuole. Solo ora scopre di non poterne fare a meno. C., ingenuamente, aveva lasciato i suoi recapiti a Lei nel caso avesse trovato i documenti. Alle prime telefonate C. non da troppo peso, in fin dei conti il cane non aveva documenti… Ma arriva la lettera dell’Avvocato: …le intimo di consegnare, entro cinque giorni, il cane di proprietà di P. T. identificato con contrassegno 00PS… all’interno del padiglione auricolare destro. Già l’orecchio! E chi ci pensava più. E adesso? C. si è rivolta ad un avvocato, non intende restituire il vecchio cane ormai membro della famiglia, ma non dorme più. Per una ripicca si apre un nuovo capitolo di una storia assurda, dove a soffrire di più sono proprio coloro che sanno amare senza riserve.


Luciano







2011-02-25
Brando e Luigi

Luigi e Brando sono due ombre, la maggior parte dei visitatori non li ha mai visti. Come molti cani da caccia, hanno pochissimo pelo, per questo dormono nei nostri box riscaldati. Ma la loro paura del mondo spesso non gli permette di uscire dalla "zona notte" quando arrivano le famiglie adottanti. Spesso non si lasciano vedere nemmeno dai volontari più discreti. Solo un naso, che sporge dalle tende in plastica che trattengono il tepore interno, è tutto ciò che molte persone conoscono di loro. Anche se sono perfettamente adattati ai volontari più assidui, alle sgambate con altri cani e alla presenza dei nostri operatori, hanno ben poche speranze di essere notati da chi viene in cerca di un amico peloso.
Dall'inizio di quest'anno però, una novità ha stravolto la loro routine. Un gruppo di giovani e volenterosi volontari ha infatti preso a cuore la loro situazione. Con molta pazienza e esercizi mirati, ora Brando e Luigi mangiano dalle loro mani, non scappano alla vista di altre persone e, qualche volta, azzardano delle timide feste. Attraverso il lavoro individuale i nostri "fifoni" stanno prendendo confidenza con le persone, mentre con gli esercizi di gruppo piano piano imparano a prendere coraggio all'interno del loro box alla vista di estranei. Loro sono la dimostrazione di come la vita possa segnare il cuore di un povero cane, che non ha scelto di nascere "da caccia" e quindi vivere relegato in un gelido box in fondo ad uno squallido orto, come troppo spesso accade, aspettando solo di uscire per qualche domenica all'anno e finire con l'essere vigliaccamente abbandonato se "non è buono". Per loro gesti banali come scodinzolare all'arrivo di una possibile famiglia adottante sono traguardi difficili, perchè dell'uomo hanno imparato ad avere paura. Per questo il lavoro di questi ragazzi è così importante: sono questi i cani che difficilmente escono dai canili e che invece hanno più bisogno di aiuto. Ai nostri volontari vanno tutti i nostri ringraziamenti, perchè con fatica, pazienza e amore, presto anche Luigi e Brando smetteranno di essere delle ombre.

VIOLA





2011-02-13
GRAZIE RAGAZZI!!

Un sostanzioso contributo per le cure di Nek


Nek è un giovane pastore tedesco affetto da molti problemi di salute, tra cui alcune intolleranze alimentari e una grave allergia alla polvere. Il povero Nek ci è stato affidato dal Sindaco di Borgosesia per le cure del caso, ma, per problemi burocratici, non è stato possibile inserirlo in un programma di collaborazione con il comune che consentisse la copertura completa almeno dei costi derivanti dalle cure. Visite specialistiche, test, analisi, medicinali e mangimi speciali hanno costi rilevanti. La Sign. Freschi, Sindaco di Borgosesia, sostiene personalmente parte dei costi di mantenimento, ma recentemente è stato necessario sottoporre Nek ad un nuovo ciclo di costosissimi esami: oltre 200 Euro per valutare la funzionalità epatica.

A Serravalle da alcuni anni funziona il centro di aggregazione “C’entro anch’io” che funge da punto di incontro per adolescenti sotto la supervisione di Andrea, un vecchio amico di Quattro zampe nel cuore. In passato, tra le attività del centro, è stato inserito anche un breve programma di educazione sanitaria rivolto ai ragazzi che avevano interesse per approfondire i temi legati alla corretta convivenza con gli animali da affezione. In queste occasioni i ragazzi hanno potuto incontrare Minni e prendere coscienza dei problemi legati al randagismo. Proprio uno di questi ragazzi, Iacopo,dotato di spirito imprenditoriale non comune e ottime capacità organizzative, ha deciso di “fare qualcosa” per i nostri randagi. In breve tempo ha formato un gruppo di lavoro con altri ragazzi centro e ha organizzato diverse attività per raccogliere fondi da destinare alle cure dei randagi. Evidentemente Iacopo ha del talento perché, in breve tempo, ha raccolto ben 200 Euro che ci ha fatto pervenire in questi giorni attraverso un versamento sul nostro conto corrente postale. Giusto quanto ci serviva per coprire la fattura delle ultime analisi di Nek.

Un ringraziamento a Iacopo e a tutti i ragazzi del centro “C’entro anch’io” e agli educatori che con dedizione consentono al centro di funzionare. Grazie alle analisi effettuate oggi sappiamo che Nek sta lentamente migliorando e che i medicinali non hanno alterato la funzionalità del suo fegato. Ci vorrà ancora qualche mese prima che al nostro cagnone rispunti tutto il suo bel pelo, ma siamo certi che alla fine ce la farà grazie anche al contributo di “C’entro anch’io”.


Luciano






2011-02-07
Cuccioli in pericolo.

Disinformazione e speculazione alla base di molti problemi

 

Cinismo, speculazione ed ignoranza formano una miscela micidiale che miete vittime quanto e forse più di una guerra. Con la ricorrenza del Natale anche chi commercia animali si prepara a raccogliere i frutti derivanti dalla tradizione: shopping e regali a profusione. Nulla di male se tutto si svolge nel rispetto delle regole, ma evidentemente, molto sfugge ai controlli quando si tratta di commercio di animali. Tutti sappiamo dei loschi traffici di cuccioli, di animali esotici o protetti. L’informazione in questo senso è puntuale e capillare, ma evidentemente ci sono fasce di consumatori (così li chiama il marketing) dalla mente impermeabile che non recepiscono in alcun modo il pericolo di taluni comportamenti. La nostra è la patria delle troppe leggi, dei regolamenti spesso troppo complicati e macchinosi, dei vincoli eccessivi e contraddittori. Molte leggi nascono orfane, nel senso che non trovano applicazione, altre sono stravolte da un esercito di burocrati che inventano decreti di attuazione che ne snaturano il senso o l’interpretazione originale. Spesso chi deve vigilare sulla corretta applicazione delle leggi neppure le conosce, altre volte si perde sotto una montagna di carta. A fare le spese di questo sistema decrepito sono i più deboli: bambini ed animali in testa alla classifica. Cuccioli e bambini, una accoppiata che ricorre spesso nella nostra quotidiana lotta al randagismo ed all’abuso. La storia, e l’incipit con cui ci narrano la vicenda, è sempre, sistematicamente e tragicamente la stessa da anni: “Abbiamo un problema. Il cucciolo regalato a nostro figlio (o a nostra nonna) è cresciuto troppo, non fa altro che danni ed è assolutamente ingestibile, per cui lo portiamo in canile”. Chi ce la racconta pensa di essere originale, non immagina neppure quante volte l’abbiamo già ascoltata. Dicevamo del cinismo, della speculazione e dell’ignoranza: la cinica speculazione importa e pone in commercio cuccioli di cane prematuri, cresciuti senza alcun riguardo per le necessità etologiche e sanitarie. Consumatori ignoranti ed impreparati pagano prezzi altissimi per “prodotti” affetti da vizi occulti per cui non esiste alcuna garanzia. Questo è la cruda e tragica sintesi del problema. A volte il cinico non è il commerciante o l’importatore, ma l’”amico” che sforna cuccioli come fossero biscotti e li distribuisce a pioggia senza documenti, vaccinazioni o precauzioni per la salute fisica e psichica. Il risultato non cambia: consumatori disinformati che dopo essere stati raggirati subiscono i danni sia economicamente che sentimentalmente. Il cucciolo deve fare la passeggiata, ha bisogno di movimento e deve imparare a fare i bisognini fuori casa. Nessuna precauzione, nessuna preoccupazione per possibili malattie o infezioni parassitarie. Il cucciolo affetto da malattie virali in incubazione o infestato da parassiti intestinali li diffonderà sul territorio dove altri cuccioli probabilmente sani, ma privi di adeguate coperture vaccinali, saranno inevitabilmente aggrediti. La parvovirosi si diffonde con una rapidità impressionante e circa il 60% dei cuccioli di cane colpiti non sopravvive (tra dicembre e gennaio una autentica strage) . Il cimurro non è così pernicioso ma necessità di lunghe cure ed è spesso debilitante. La coccidiosi è una zoonosi pericolosa per l’uomo anche se poco diffusa in Piemonte. La rabbia, per cui non esistono cure, fortunatamente è praticamente sconosciuta, ma sarebbe criminale sottovalutare il rischio residuo. Ma il problema non si esaurisce con i guai di origine sanitaria, crescendo, il cucciolo sottratto prematuramente alla madre, oppure figlio di una cagna incapace di educare i cuccioli, potrebbe palesare comportamenti indesiderabili o pericolosi. Anche in questo caso la soluzione non sarà priva di sofferenza. Dobbiamo fare in modo che un gesto d’amore non si trasformi in tragedia: dipende solo da noi.

 

Luciano

 



2011-02-01
Il volontariato alla ricerca di una nuova dignità.

 

Sabato 22 si è svolto a Vercelli un importante congresso dal titolo “IL FUTURO DEL VOLONTARIATO: UNA SFIDA PER LE ISTITUZIONI” di cui si sono occupati anche giornali a tiratura nazionale. Grande la partecipazione delle associazioni tanto che, di fronte alla sala traboccante, il Presidente del CSV Buonocore lo ha definito un “successo disastroso”. Molti i temi trattati che spaziano dalla proposta di modifica della Costituzione fino al riordino della normativa di riferimento che, dopo un ventennio dalla promulgazione, necessita certamente di alcuni aggiustamenti per soddisfare le mutate necessità della società. Di tutto ciò sarà possibile leggere quando saranno pubblicati i resoconti del congresso, ma ci sono alcune questioni che ci riguardano da vicino e che meritano un approfondimento. La prima concerne l’approccio stesso al volontariato da parte delle istituzioni locali. Generalmente le org sono chiamate ad intervenire in surroga all’ente locale per risolvere una emergenza o, sempre più frequentemente, per sostituire l’ente stesso quando questo, per problemi di costi o impieghi, non può soddisfare le aspettative della popolazione. Molto spesso l’associazione è impiegata in compiti non compatibili con le finalità statutarie: si pensi al compito di vigilanza demandato alle associazioni di protezione civile durante spettacoli o manifestazioni sportive. In altri termini le org non possono avere un ruolo semplicemente sussidiario nei confronti dell’ente, ma devono avere un ruolo complementare. La complementarietà presuppone anche la funzione progettuale in tutti quei settori dove il volontariato può rappresentare il valore aggiunto nel garantire l’eccellenza  e la continuità nel tempo del risultato. Org. titolari quindi di una funzione e non semplici surrogati temporanei o volgari tappa buchi. Altro aspetto da correggere è l’utilizzo delle Associazioni in funzione di risparmio economico: l’ente locale affida la gestione del canile al volontariato unicamente per realizzare un risparmio economico. L’emanare un bando di concorso aperto alle org ha unicamente questa funzione. L’altro problema da affrontare riguarda l’aspetto imprenditoriale delle org. Sarebbe fuorviante pensare che il volontariato non debba intervenire in settori economici dove altri possono “fare impresa” perché realizza una sorta di concorrenza sleale (soggetto favorito fiscalmente), l’obiettivo da perseguire nel soddisfacimento di un bisogno della collettività non può essere misurato con un parametro economico, ma attraverso il raggiungimento di un maggiore benessere inteso in senso generale (perseguimento della felicità). Ecco allora perché il volontariato deve poter intervenire in tutti quei settori dove esiste la possibilità di migliorare il “benessere” della popolazione in generale, o di  gruppi in particolare. In questa ottica appare assurdo costringere le org ad accedere a finanziamenti o, molto più semplicemente al 5 x mille, attraverso l’elaborazioni di progetti e rendicontazioni di impieghi sottraendo tempo ed energie alle attività primarie. In altri termini l’erogazione di finanziamenti dovrebbe avvenire sulla base della utilità sociale dell’azione nel suo complesso. L’attività di vigilanza sarà allora demandata ad organismi preposti alla verifica diretta del corretto utilizzo dei mezzi in funzione del raggiungimento degli obiettivi, indipendentemente dalle strategie utilizzate. Infine taluni sostengono che non è corretto attendersi di ottenere lavoro retribuito attraverso l’attività di volontariato: i cosiddetti volontari di professione. Personalmente ritengo che in una società dove l’accesso al lavoro da parte dei giovani è sempre più problematico, acquisire competenze attraverso l’esperienza del volontariato ed utilizzarla poi in ambito professionale sia lecito ed auspicabile. Cosa c’è di disdicevole in un percorso formativo presso una organizzazione, se questo contribuisce a migliorare la professionalità di un operatore che poi trasferisce le proprie competenze in una impresa contribuendo a migliorare il suo e l’altrui benessere? Volontariato come esperienza formativa a vantaggio di nuove professionalità. In fondo ciò che importa è il fine ultimo: essere tutti un po’ più felici.

 

Luciano

 

 



2011-01-07
Una splendida fine, un ottimo inizio

Che bello potrer iniziare l’anno con delle belle notizie! Nel 2010 Babbo Natale è passato davvero da Cascina Porta. Per le feste natalizie, ben 6 randagini hanno ricevuto in dono una casa ed una famiglia nuova. Forse i ripetuti appelli hanno sortito i loro frutti o forse lo spirito delle feste quest’anno è stato particolarmente animalista, certo è che negli ultimi 10 giorni di dicembre a Cascina Porta si è respirata un’aria di pura magia. A trovare casa non sono stati i soliti cuccioli, facile regalo di Natale, ma bei cagnoni adulti e bisognosi. Paco, splendido incrocio Labrador che, essendo tutto nero, non aveva mai attirato le attenzioni dei visitatori. Morice, segugino affetto da rogna rossa, ha passato uno splendido Natale a casa della nostra amica Vichi, e anche Red, il suo compagno, un piccolo breton tanto spaventato, ha trovato una famiglia speciale. Ambra, buonissima cagnona non esattamente bellissima, ha saputo conquistare il cuore dei suoi nuovi padroni, e Ludy, piccolo gioiellino peloso, ha finalmente trovato delle persone speciali da coccolare. Ed infine il nostro meraviglioso Neve, ultimo rimasto di 5 poveri cani provenienti da un brutto sequestro del 2007, ha trovato la sua famiglia da oscar. Finalmente una casa, tanto amore e due bambini da “educare” anche per lui. Ma anche San Silvestro ha già fatto un ottimo lavoro. Questo 2011 è infatti iniziato alla grande. Il giorno 2 gennaio anche Frank, randagino già ospite di altri canili e con una storia particolarmente triste, ha trovato una nuova famiglia speciale. Infine Milly, piccolissima meraviglia, trascorrerà un 2011 felice tra le braccia di Simona, la sua nuova padrona. Ora non resta che aspettare di vedere se anche la Befana sarà all’altezza e sperare che questo nuovo anno continui così, ricco di adozioni e povero di nuovi randagi.

Grazie per tutti i doni che abbiamo ricevuto, anche a mezzo Posta. Crocchette, biscotti, coperte, collari e donazioni sono materiale prezioso per i quasi 200 cani che anche in questo 2011, purtroppo, arriveranno in canile. Per noi volontari son la dimostrazione dell’affetto e della fiducia che riponete nell’associazione e lo stimolo per continuare a impegnarci per i nostri amici pelosi. Grazie a chi è venuto a farci visita alle nostre feste e a chi ha scelto di fare un regalo targato “Quattro Zampe nel Cuore”.

Tanti Auguri di un felice 2011 da tutti i volontari di Quattro Zampe nel Cuore





2010-11-28
Storia di Layka

Il Giudice condanna il proprietario per sevizie ma gli restituisce il cane.


Nell’epoca dei titoli gridati, degli scoop sensazionalistici, degli scandali a tutti i costi, fare il proprio lavoro con discrezione e serietà diventa sempre più difficile. Non è solo la nostra sensazione, ma il diritto, la giustizia e la verità oggettiva sono concetti sempre più alieni. Le attività che si realizzano a Cascina Porta hanno inevitabilmente contatti con il mondo politico locale e, purtroppo, con il sistema giudiziario. Nel corso di questo primo decennio siamo stati, nostro malgrado, tra i protagonisti della cronaca a cominciare dal caso Briciolo, il cane trainato da un autoveicolo lungo i viali di Arona nell’ormai lontano 2003, passando attraverso vari interventi a supporto del sequestro di animali maltrattati, fino a tempi più recenti, per la questione del comune di Quarona e di Layka, la cucciola con il cordino troppo stretto al collo. Se la questione Quarona lascia l’amaro in bocca, ma è l’espressione di un certo modo superficiale di amministrare, il caso Layka, di cui si è occupata la cronaca nei mesi scorsi, ha del paradossale. Layka, una cagnetta di circa quattro mesi, è stata condotta dal proprietario preso una nota clinica veterinaria in Provincia di Novara per sottoporla ad eutanasia. Il motivo addotto dal proprietario, secondo quanto testimoniato dai sanitari che hanno ricoverato il cane, sarebbe stato un esteso tumore incurabile che interessava tutta la pelle del collo. Prima di procedere, ovviamente, i sanitari hanno effettuato un controllo da cui è emerso che a causare la lesione è stato un cordino così stretto intorno al collo da essere penetrato nelle carni (in pratica la cucciola era cresciuta dentro il cordino annodato) per una profondità di circa un centimetro lungo tutto il perimetro del collo. Non è importante stabilire se ci fosse intenzionalità o se si trattasse di semplice negligenza, il risultato non cambia: il cane sta soffrendo e ha subito delle lesioni perché il proprietario è venuto meno alle proprie responsabilità. Il caso è comunque punito ai sensi del Codice Penale, anche se la pena varia leggermente. Il Giudice ha condannato il proprietario perché ha sottoposto il cane a sofferenze inutili (?) ma non ne ha disposto la confisca. In altri termini si è accertato che il proprietario, di fatto, anziché preoccuparsi del benessere del cane, ha scelto di disfarsene sbrigativamente e senza troppi scrupoli e, non solo non lo diffida dal detenere altri animali, ma paradossalmente gli riconsegna il cane come se nulla fosse capitato. Bisogna precisare che nel frattempo questo splendido esempio di coerenza, ha acquistato un altro cucciolo di cui non possiamo ovviamente conoscere le condizioni di detenzione (quando si dice la privacy). Proprio questa singolare circostanza ci ha consentito di avviare una trattativa molto delicata con l’Avvocato del condannato, per convincerlo a rinunciare alla cagnetta in favore di una persona che aveva espresso il desiderio di adottarla. Questa volta la trattativa è andata a buon fine e ora Layka, perfettamente guarita, vive con la nuova famiglia adottiva. Per Briciolo e per molti altri casi l’epilogo è stato diverso e, proprio nel rispetto della tanto invocata privacy, nessuno di noi può sapere cosa sia successo dopo la restituzione.

  





2010-11-15
Grisù: mai troppo vecchio per essere amato

Cari lettori, vogliate scusarci se per la seconda settimana consecutiva vi raccontiamo di un caso pietoso in cerca di casa. Ma con l’inverno ormai alle porte, questi vecchietti sono la nostra priorità.

Il nostro Grisù è un vecchio meraviglioso cane da pastore a cui hanno sottratto la dignità di anni di lavoro, abbandonandolo quando era diventato solo un peso. E' con noi da troppo tempo, ma abbiamo la possibilità di farlo dormire al caldo, su soffici coperte, riparato dal freddo ed in compagnia di altri veterani come lui. Due volte al giorno anche lui esce a sgambettare con i suoi compagni, perchè le sue gambe rimangano in allenamento, e la domenica la trascorre in compagnia dei volontari e delle persone che vengono a farci visita! In questo momento il grande Grisù sembra rinato, occupato com’è a fare da nonno a dei cucciolotti, ancora troppo piccoli per lasciare la loro mamma con una nuova famiglia. Ma riempie il cuore vederlo badare a queste palle di pelo, con tutta la saggezza e la tenerezza di un perfetto “nonno cane”. Grisù cerca disperatamente casa, soprattutto ora che, a causa di un marketing bieco e ignorante, rischia di venire spostato in un'altra struttura, dove probabilmente non gli verrà garantito lo stesso riparo. Probabilmente, non sopravviverebbe all’inverno in un gelido box esposto alle intemperie. Grisù è buono: tutto ciò che chiede è un cuscino in un angolo delle vostre case. Non ha molto da vivere, ma ha molto da dare! E’ davvero possibile che nessuno sia disposto ad offrirgli un lieto fine!!?? Grisù vi aspetta comunque a Cascina Porta, perchè lo possiate conoscere e possiate verificare personalmente perchè ha tanto di bisogno di una casa!

Grazie, da tutti i volontari di Quattro zampe nel cuore, a chi si interesserà alla sua causa

 





2010-11-08
Storia di Jago

Il grande cane fiero tradito due volte

 

Da ore, stava li, tranquillo, legato ad un palo con un corto guinzaglio, circondato da una piccola folla di curiosi incuranti della sua sete, della sua sofferenza. Fisico possente, pelo opaco (sporco) e due occhi neri, pungenti e fieri. “Per favore allontanatevi, non state tutti intorno ad opprimerlo” parole al vento. Fino a pochi mesi prima era nella lista delle razze “pericolose”, una delle innumerevoli vittime di una umanità settaria, classista. Mi avvicino facendo molta attenzione alle sue reazioni, ma lui è lì immobile inespressivo; non tradisce alcuna emozione, non mi manda alcun segnale. Attendo qualche istante e mi avvicino con calma e lui si lascia condurre via docilmente ignorando i curiosi. L’ho chiamato Jago per via del mantello nero che si intuiva lucido sotto la coltre di polvere. Era il 13 di ottobre dell’anno scorso, una giornata mite e serena, l’inizio di una nuova vita per Jago, cane dall’aspetto truce, che incute rispetto: perfetto per fare la guardia in qualche deposito sporco e polveroso. Si intuisce che ha avuto una vita dura che lo ha segnato nel fisico, ma in canile si è presto ripreso, ha socializzato con suoi simili e con i volontari, ha dimostrato un carattere equilibrato ed affidabile. Giunge natale e una giovane donna decide che può essere un buon compagno per un pezzo di vita in comune. Apparentemente comincia una nuova vita fatta di pasti regolari, una casa calda dove aspettare il ritorno della nuova amica, lunghe passeggiate tra i vicoli del centro storico. Ma arriva la primavera ed il sogno svanisce. La giovane donna, prima impaziente di condividere parte della vita con un compagno fedele, con un pretesto riporta Jago in canile. Per la seconda volta Jago si sente tradito, abbandonato. Dopo poche settimane si lascia trasportare dal vortice della malinconia, si chiude in sé stesso: pare non voler più condividere nulla con gli altri. La malinconia rapidamente diventa depressione che lascia trasparire tutta la sofferenza di un vecchio cane provato nel fisico e nello spirito. Arrivano l’autunno e le piogge insistenti, le intemperie hanno minato le articolazioni delle zampe posteriori e Jago deve stare al caldo. Ma box riscaldato significa anche isolamento: in canile non ci sono alternative. Tutte le sere, quando il canile chiude, il cane dal carattere forte e fiero si lascia andare ad un pianto triste e disperato. Il suo uggiolare straziante rende drammatico il distacco. Jago il rottweiler, il grande cane nero, tradito dall’uomo ben due volte non sa darsi pace. La sua salute ora è buona, ma ha perso la voglia di vivere. Jago ha bisogno di una casa dove trovare tepore e dare un significato al resto dei suoi giorni. Chi vuole dare tutto ciò a Jago avrà in cambio un premio inestimabile: un cuore di cane. 

 

Luciano





2010-10-29
Randagismo fuori controllo.

Quali le possibili conseguenze.

Periodicamente tornano alla ribalta i problemi legati al randagismo. I dati ufficiali ci dicono quale sia la disparità tra nord e sud d’Italia per quanto riguarda l’applicazione delle norme sulla corretta detenzione dei cani. Per fare un esempio consideriamo la Sicilia, regione più grande e più popolosa del Piemonte, dove i cani regolarmente registrati risultano essere circa un ottavo rispetto al Piemonte. Anche all’interno della nostra regione le differenze tra aree diverse non sono marginali. Spesso la ragione della scarsa applicazione delle norme sta nella mancanza di controlli efficienti perché alcuni amministratori considerano gli investimenti necessari a contrastare il randagismo come soldi sprecati. Ci siamo allora chiesti quale potrebbe essere il panorama in assenza di qualsiasi controllo e siamo andati alla ricerca di un esempio valido. Grazie alla disponibilità di un amico Romeno, attraverso internet, siamo approdati ai notiziari della televisione romena, nazione dove notoriamente moltissimi cani vagano indisturbati alla ricerca di cibo. Dalla cronaca e da alcune trasmissioni tematiche abbiamo scoperto che nella capitale Bucarest i randagi sono circa 20.000. La maggior parte di loro è assolutamente inoffensiva anche in considerazione delle precarie condizioni fisiche (malattie e malnutrizione oltre agli investimento stradali sono la causa primaria di morte), ma sono in rapido aumento i branchi organizzati. La natura sociale dei cani li spinge a riunirsi e a darsi una organizzazione, e dopo aver esaurito le risorse del territorio (selvaggina e rifiuti alimentari umani) non di rado predano l’uomo, tanto che in alcuni quartieri è caldamente sconsigliato scendere dagli autoveicoli in strada. I costi sociali derivati dagli incidenti con randagi stanno assumendo proporzioni da autentica calamità, la ricaduta sui contribuenti, fatte le dovute proporzione, è certamente molto superiore a quella già elevata del nostro paese. Questa breve comparazione dimostra quanto considerare il randagismo un fenomeno che riguarda solamente i cani e le organizzazioni di volontariato sia ottusamente riduttivo. La stessa “struttura canile” dovrebbe essere riconsiderata in ragione della funzione sociale ed educativa che, a ragion veduta, deve assumere. Purtroppo non ci possiamo fare molte illusioni, almeno a breve termine, solo pochi amministratori lungimiranti sanno pianificare gli interventi in ragione degli interessi anche futuri della collettività. Ancora troppi, sia in ambito locale che nazionale, basano la loro politica in funzioni degli umori del momento e sugli interessi elettorali. Senza dover fare molti chilometri, proprio nella vicina provincia di Biella, nonostante la pressione delle organizzazioni di volontariato, nonostante la disponibilità di soluzioni diverse, nonostante le norme di riferimento, il Consorzio dei comuni continua a rinviare decisioni importanti (contratti scaduti da altre diciotto mesi e tacitamente rinnovati) reiterando soluzioni inconcludenti. Nessuna analisi, nessun progetto: pare che l’unico obiettivo da perseguire sia mettere i cani in gabbia spendendo il meno possibile. Ai posteri il conto definivo. Il paragone che mi sembra più appropriato è quello della colf che nasconde la spazzatura sotto il tappeto del salotto.

Luciano



2010-10-23
Il cane che scappa: ingratitudine o disperata protesta

Se è vero che la sensibilità nei confronti del benessere animale è decisamente in aumento, è anche facilmente verificabile che ci sono larghe frange di popolazione che dimostrano di non avere alcuna nozione in materia. Oltre la metà dei cani catturati vaganti sono rapidamente restituiti al legittimo proprietario, alcune volte si catturano ripetutamente gli stessi cani a distanza di settimane, quasi che per il proprietario, l’allontanamento del cane dal luogo di detenzione sia un evento ineluttabile. Eppure le statistiche dimostrano che così non è: solo una piccola minoranza di cani si allontana autonomamente dalla propria dimora. Non ci dilungheremo oggi sui motivi dell’allontanamento, argomento peraltro già trattato, ma sulla reazione del proprietario davanti all’evidenza. Molti di questi si stupiscono che il loro amato animale non voglia saperne di rimanere da solo nel grande giardino, dove ha a disposizione cibo e spazio in abbondanza. Altri si prodigano in epiteti irriferibili nei confronti del loro cane, a loro dire, assolutamente stupido. Unico rimedio che riescono ad immaginare: innalzamento della recinzione e, come ultima spiaggia, la catena (ma bella lunga …).

Guai a dire doro che forse il loro cane non è affatto contento di rimanere nel loro bel giardino. Ovviamente non stiamo parlando di coloro che “imprigionano” il cane nell’orto sperso tra le campagne, soluzione che dovrebbe essere vietata per legge: questi appartengono ad un’altra categoria. L’aspetto curioso è che la fuga e conseguente restituzione è sempre onerosa, spesso seguita anche da giusta sanzione per malgoverno, lasciando sorpreso il sanzionato convinto di non avere colpa alcuna. Con questo non si intende criticare il sistema sanzionatorio, ma evidentemente l’esborso di danaro non è così incisivo quanto il legislatore probabilmente immaginava. Al contrario, se si tenta di spiegare quali sono gli errori riferiti al benessere etologico citato dalla normativa, la reazione è sempre inevitabilmente violenta. Impossibile aprire un dialogo per spiegare ciò che è evidente: il cane non vuole spazio ma compagnia. L’appartenenza ad un branco e la condivisione degli spazi, per un cane è un bisogno primario quanto il mangiare, bere, riprodursi o dormire; lo stimolo è altrettanto potente quanto nell’uomo. Pregiudizi e luoghi comuni farciscono i racconti di queste persone, mai nessun accenno ad una seria informazione. Importante indizio deriva da una annotazione di un Veterinario dell’ASL, il quale osservava come gli iscritti al corso per il patentino che inizia oggi a Gattinara siano persone già informate, probabilmente desiderose di approfondire le proprie conoscenze. Sono pochissimi coloro che sono disposti a mettersi veramente in discussione, quasi fosse un segno di debolezza. Circola in internet una frase emblematica: amico uomo, tu hai la tua famiglia, il tuo lavoro, i tuoi amici, i tuoi interessi. Io ho solo te. Solo questa considerazione basterebbe a giustificare un atteggiamento diverso.


Luciano



2010-10-11
Abusi domestici e maltrattamento animale: un unico problema sociale

La scorsa settimana si è celebrato il National Paws Day, una giornata dedicata all'informazione sui maltrattamenti che ogni giorno vengono inflitti alle donne e agli animali tra le mura domestiche. Questo accostamento “donne ed animali” non è casuale, bensì rivela una situazione che nel mondo si sta facendo sempre più evidente e su cui vorrei soffermarmi a riflettere.

Secondo recenti studi effettuati negli USA attraverso interviste a donne maltrattate, fuggite dalla propria casa ed ospitate nei centri di accoglienza, ben il 71% affermava che il marito aveva ucciso e/o maltrattato anche l'animale domestico. Anche il 32% dei bambini confermava che il maltrattamento del cane o del gatto era avvenuto davanti ai loro occhi.

In generale si considera che le situazioni di maltrattamento di donne, bambini, anziani o animali spesso si sovrappongano, arrivando a concludere che nell'88% delle famiglie in cui si verificano maltrattamenti sugli animali, gli stessi abusi vengono perpetrati anche a danno delle donne e/o dei bambini presenti in casa.

Ascoltando i racconti di alcune storie mi sono corsi dei sudori freddi lungo la schiena. Mi ha atterrito scoprire che il 20-50% di queste donne non lascia la casa o ritarda la fuga per paura di ciò che succederà all'animale, non potendolo portare con sé poiché sono ancora troppo pochi i centri che accettano che queste donne fuggano insieme al cane o al gatto.

Certo, non sono un medico, ne una psicologa ma credo che sarebbe interessante conoscere le dinamiche di queste tragedie. Inoltre subito ho pensato alle decine di telefonate per maltrattamento che quotidianamente riceviamo. A quante persone ci segnalano il vicino di casa o il conoscente che maltratta il proprio cane ma che non hanno il coraggio di denunciare. Alle volte in cui, chi ha avuto il coraggio di denunciare, si è scontrato con forze dell'ordine apatiche, svogliate e negligenti (non tutte per fortuna!) che non si scomodano perché “è solo un cane”. Credo che questi pochi dati ci dimostrino che il maltrattamento animale è un gravissimo problema sociale che molte volte può celare vere e proprie tragedie domestiche e che tutti, cittadini e forze dell'ordine, dovremmo prenderne coscienza. Denunciare un maltrattamento è un dovere morale di ogni cittadino perchè può salvare l'infanzia di un bambino innocente. In una società in cui il ruolo giocato dagli animali è ormai enorme ed evidente, è necessario che tutti, forze dell'ordine, medici ed assistenti sociali in testa, si rendano conto di ciò e non lo considerino più come un problema secondario, bensì come la cartina tornasole di ciò che accade all'interno delle nostre case.

VIOLA




2010-10-10
Una vicenda vergognosa!

La Commissione Europea, con il voto favorevole di molti rappresentati dell’Italia, ha approvato la nuova direttiva sulla sperimentazione scientifica sugli animali. Un documento vergognoso che giustifica la più bieca aberrazione di pseudo ricercatori. Ancora una volta sorge il legittimo sospetto che più che l’interesse dei cittadini, a giustificare certi provvedimenti sia solamente la speculazione di poche ma potenti lobbies. Già in un passato relativamente remoto si è molto discusso in materia di sperimentazione sugli animali, ed è stato dimostrato più volte quanto sia inutile considerata la diversità fisiologica tra le specie. Anche in epoca più recente ci sono esempi di farmaci che hanno dato ottimi risultati sugli animali (non posso fare nomi per ovvie ragioni), messi regolarmente in commercio per uso umano sono stati poi ritirati perché inefficaci se non dannosi. Fortunatamente la normativa italiana è più restrittiva di quella europea, per cui, almeno per il momento, la nostra situazione non dovrebbe mutare, ma in molti altri paesi europei la normativa in materia è quasi inesistente spalancando la porta ad ogni tipo di speculazione. Si pensi ad esempio all’allevamento Morini, ora definitivamente chiuso, balzato alla cronaca in diverse occasioni a causa delle incursioni degli animalisti che più volte hanno liberato i cani da laboratorio devastandone le strutture, rimpiazzato da Green Hill (se volete approfondire trovate materiale su www.fermaregreenhill.net) e altri simili sparsi per altre nazioni europee anche più tolleranti della nostra. Se volete conoscere nomi e cognimi dei nostri rappresentati al Parlamento Europeo che hanno contribuito ad approvare la direttiva cliccate sul sito www.chiliamacisegua.org.




2010-09-21
L'emozione dell'adozione

Uno dei momenti più belli, nell'esperienza di volontariato in canile, è assistere “in diretta” all'adozione di uno degli ospiti. Ogni volta, in quell'attimo, si respira la sensazione di vivere un piccolo grande evento, che lascia una forte emozione impressa nel cuore.

Quando un cane viene scelto dai futuri proprietari, e tirato fuori dal box per fare conoscenza con loro e andarsene poi verso un futuro migliore, è quasi sempre timoroso, incerto, spaesato. Si guarda intorno perplesso, nota una grande attenzione nei suoi riguardi, studia volti che non conosce e sorrisi che gli risultano estranei, e non capisce cosa stia accadendo. Tra pochi minuti saluterà i suoi compagni a quattro zampe, per salire su un'auto e dirigersi verso una vita nuova, ma ovviamente non può saperlo. Andrà a stare meglio, avrà una famiglia che gli vuole bene, ma gli ci vorrà qualche giorno per rendersene conto.

Vederlo andare via, comunque, lascia in eredità un vibrante senso di gioia, e qualche volta provoca perfino un po' di commozione negli occhi di chi lavora a Rovasenda e lo ha accudito, giorno per giorno, nei mesi (o negli anni) precedenti.

Nelle ultime settimane, in concomitanza con il periodo feriale, tanti cani sono stati adottati, alcuni dei quali erano ospiti “storici”, che da molto tempo soggiornavano presso Quattro Zampe Nel Cuore: il vecchietto Deep, la timorosa Elisa, il timido Ziggy. Trovare una casa per loro, quando ormai il tempo trascorreva veloce e inesorabile e stavano scemando le speranze di una possibile adozione, è stata una soddisfazione ancora più intensa.

A quanto ne so stanno tutti più che bene, e alcuni di loro, terrorizzati dall'uomo e dal ricordo dei torti subiti, in poche ore hanno modificato sostanzialmente il proprio comportamento, scacciando via le paure e le insicurezze. Questo dimostra, una volta di più, che anche un cane “difficile” e traumatizzato dal suo doloroso passato può rinascere, con l'affetto delle persone e la sicurezza di una casa.

Se è vero che molti cani hanno trovato una sistemazione nel periodo agosto-settembre, purtroppo è anche vero che i box non sono rimasti vuoti: altri nuovi ospiti, infatti, abbandonati dalla stupidità di chi ha voluto disfarsi di loro, hanno occupato i posti sguarniti. Ora sono lì, e ci aspettano, per diventare anch'essi, il prima possibile, attori protagonisti di quel piccolo grande momento.

 

Alessio Gradogna

 

 



2010-09-10
Antropocentrismo e cinofilia: un equilibrio difficile.

Ciao sono (………..). Purtroppo mi è morto il mio dobermann e sono alla ricerca di un altro dobermann; mi sono già rivolto a (………….) e anche loro mi stanno aiutando a trovarne uno con coda orecchie tagliate e sano...Se avete qualcosa Voi, tenetemi presente..Grazie anche solo dell'interessamento e Grazie per quello che fate con gli Animali... se lo meritano... più della maggior parte delle persone... Firmato. Questo messaggio ci è giunto nei giorni scorsi da parte di una persona che si definisce amante dei cani, insomma un cinofilo autentico. Prima di addentrarci in una riflessione che coinvolge gli aspetti affettivi connessi alla relazione con un cane, è importante precisare che la Legge regionale n. 27, vieta la cessione e l’importazione in Piemonte di cani che abbiano subito mutilazioni estetiche non supportate da precise ragioni di carattere sanitario certificate da un Veterinario (Art. 3, commi 3 e 4). Ovviamente non vogliamo colpevolizzare il nostro amico che sappiamo bene intenzionato, piuttosto cogliamo l’occasione per una riflessione in merito al significato del termine “cinofilia”, tradotto letteralmente: amore per i cani. Evidentemente il verbo amare può assumere significati diversi in funzione dell’oggetto del nostro amore e della nostra singolarità. Per fare un esempio: io amo il minestrone ed amo anche mia moglie; evidentemente sarebbe sconveniente che mi mangiassi mia moglie. Allo stesso modo temo che la ricerca di alcune caratteristiche fisiche in un cane spesso sconfini nel collezionismo: voglio quel determinato tipo di cane e solo con quelle caratteristiche perché raro (e quindi esclusivo). Non più apprezzamento o piacere tratto della convivenza con un altro essere vivente, ma semplice esibizione di un bene prezioso. Ciò non esclude neppure che non si possa avere molta attenzione anche per il benessere del bene collezionato, ma troppo spesso tutto ciò trascende dall’interesse del cane. Ricordo un anziano signore innamorato del cane corso. Il giorno che il suo cane è mancato, accingendosi ad acquistarne un altro, mi ha confidato di essere pienamente cosciente che il taglio delle orecchie è una pratica dolorosa per cane, ma di non essere capace di accettare quelle appendici pendule ai lati della testa che, a suo dire, deturpano l’essenza stessa di quel tipo di cane. Un caso limite? Forse. Ma quanti sono coloro che nel cane ricercano un amico autentico, preoccupandosi in primis che il piacere della convivenza sia reciproco? Certamente non coloro che in canile ricercano solo cuccioli o animali con determinate caratteristiche fisiche. Certamente non coloro che relegano il loro cane nel box a volte neppure adiacente alla propria abitazione. Senza voler assumere atteggiamento moralistici è indubbio che troppo spesso l’indole antropocentrica prevale su considerazioni etiche o morali: è necessario chiedersi se sia proprio questa la causa primaria del randagismo e non solo. Luciano

2010-09-03
Agosto..in breve

Barcellona dice no alla corrida Dopo anni di duri scontri tra animalisti e la lobby degli allevatori, finalmente la regione catalana ha decretato la fine della corrida sul territorio di competenza. Un provvedimento che segna una svolta importante considerata l’influenza politica, sociale, economica e culturale che Barcellona e la sua regione ha su tutta la Spagna. Si è aperta una falla e ora ci si attende l’ondata di piena che dovrebbe condurre alla fine del triste spettacolo in tutto il territorio nazionale. Record di catture L’estate 2009 ci aveva illuso che la triste piaga del randagismo fosse in procinto di essere finalmente sanata. Livelli di catture mai così bassi in tutta la Regione avevano sorpreso favorevolmente tutti gli addetti ai lavori, tanto che molti osservatori avevano usato toni trionfalistici. Anche la nostra struttura di Rovasenda aveva registrato una netta riduzione delle catture rispetto ai già ottimi risultati degli scorsi anni. L’estate 2010 ha rimesso tutto in discussione: record di catture tra luglio e agosto. Le prossime settimane ci diranno se si tratta di un fenomeno locale o se l’aumento è generalizzato in tutto il Piemonte. Fortunatamente dopo ferragosto il flusso delle catture è tornato su livelli “normali”, gli stessi dei mesi di giugno e maggio tanto per avere un termine di paragone. Il fenomeno è particolarmente preoccupante perché è radicalmente cambiata la tipologia del cane catturato. Per il passato, con le dovute eccezioni, il cane vagante privo di tatuaggio o di microchip aveva delle caratteristiche abbastanza ricorrenti: maschio, età compresa tra gli otto mesi ed i tre anni, taglia media o grande. Nel periodo compreso tra il 19 giugno ed il 19 agosto abbiamo catturato ben 46 cani vaganti, molti di età inferiore ad un anno (40%), di sesso femminile (50%) e prevalentemente di taglia media o piccola, sconvolgendo tutte le nostre brave tradizioni. Anche la percentuale dei catturati privi di identificativo è stranamente elevata (57%), in netta controtendenza rispetto al dato relativo al semestre precedente (circa 44%). Nelle prossime settimane valuteremo con altre strutture il significato di questo cambiamento di tendenza per approntare eventuali contromisure. Nel frattempo, in conseguenza del Decreto sul pre-allarme rabbia, si stanno intensificando i controlli sulla corretta identificazione. Inevitabile la sanzione a carico del proprietario del cane privo di microchip o tatuaggio. Record di adozioni Dopo il temporale torna sempre il sole. Infatti a fronte di un record negativo ne possiamo fortunatamente registrare uno eccezionalmente positivo: ben 15 adozioni nel solo mese di agosto. Tra gli altri hanno trovato casa anche Zigghi e Neve, due cani in canile fin dal febbraio 2007 (prossimamente pubblicheremo anche la foto con i nuovi proprietari) perché sottoposti a sequestro per maltrattamenti e poi confiscati e resi disponibili per l’adozione. Allo stesso gruppo appartiene anche Elisa che sarà adottata domani. Un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno scelto un cane di Cascina Porta. Luciano



2010-07-10
I soliti incivili colpiscono ancora

Li hanno visti e filmati. Una coppia non più giovanissima si aggira in Valsesia e dintorni a bordo di una utilitaria grigio scuro depositando scatole o cassette contenenti due gattini appena svezzati. A corredo lasciano una busta contenente una scatoletta di bocconcini e un litro di latte. Sulla scatola o sulla casetta un foglio con l’appello che potete leggere nella foto. Ben due gli episodi registrati: a Gattinara, in Piazza Castello una telefonata anonima denuncia ai Vigili del Fuoco la presenza di una scatola dietro i cassonetti dei rifiuti; a Sostegno suonano al citofono della casa famiglia “il Campo” proprio mentre un educatore inconsapevole si accinge ad uscire. Telecamere di vigilanza e testimonianza forse saranno utili per individuare i colpevoli. Superfluo ogni commento soprattutto circa l’ipocrisia del messaggio “umanitario” lasciato a corredo del “pacco”. Luciano



2010-07-10
Prestigioso riconoscimento dal “Comitato per l’Alpàa”

Sabato 3 luglio, in occasione dell’inaugurazione della “terrazza Antonimi”, Quattro zampe nel cuore è stata premiata dal Presidente dell’Alpàa, On. Buonanno con un congruo contributo destinato, come si legge nella motivazione, “ a sostenere la pregevole attività di utilità sociale”. A ritirare il premio il Presidente Sig. P. Derivi ed il Segretario Cristina Paracchini, varallese Doc alla sua prima uscita ufficiale. In un momento di palese difficoltà economica che accomuna tutti gli enti che operano nel sociale, il riconoscimento giunge come sprone per continuare nell’opera di diffusione di una corretta cultura alla convivenza ed alla tolleranza. Il Presidente ha ricordato come proprio a Varallo all’inizio del decennio l’Associazione ha trovato i primi consensi ed i primi sostegni economici indispensabili per creare le strutture necessarie all’accoglimento dei randagi. Per questi motivi il premio giunge ancora più gradito.

2010-06-11
La mia esperienza in canile

Andare a Rovasenda, a trovare le splendide creature ospitate nel canile Quattro Zampe Nel Cuore, è ogni volta un'esperienza unica, bellissima e preziosa. Stando a contatto con loro, si impara a conoscerli, li si rende tuoi amici, ci si guadagna la fiducia e il rispetto, e ci si rende conto di quanto siano incredibilmente simili a noi. Non sono oggetti, giocattoli, pupazzi o statuine da addobbo, come qualcuno si ostina a pensare; no, sono come persone, e possiedono sentimenti, attitudini, caratteri, personalità, vizi, virtù, pregi, difetti. Nessuno è uguale a un altro. Hanno un passato triste e difficile, e un futuro al momento impossibile da prevedere, ragion per cui l'unico obiettivo che posso pormi, oltre a diffondere l'attività del canile nella speranza di contribuire a qualche adozione, è rendere un pochino migliore il loro presente, ed è per questo che ogni volta che posso vado a tuffarmi nell'energia dei loro occhi. Girare per i box, salutarli uno a uno, farsi leccare le dita, vedere i loro sguardi, sentire le loro voci festose, e regalare a qualcuno un momento di gioia, svago e libertà, anche solo con una passeggiata, un gioco, una corsa, un biscotto o una semplice carezza, è una soddisfazione straordinaria, che serve a dimenticare per un istante tutti i problemi quotidiani, e soprattutto a capire quanto amore ti possono dare, chiedendo in cambio poco o nulla. C'è l'incontenibile Emma, che ogni volta che la porto fuori rincorre quello che le lancio e me lo riporta, all'infinito, senza stancarsi mai, volando felice come una farfalla nel vento; il timido Rusty, cucciolone formidabile che avrebbe solo bisogno di una vita tranquilla; il meraviglioso Tequila, un pastone maremmano che ti da la zampa assicurandoti una fedeltà che nessun essere umano potrebbe mai pareggiare; il bellissimo Neve, educato e regale nel suo portamento; la scatenata Kalima, vispa e intelligente; e poi ancora, il piccolo Benji, il vecchietto Deep, la dolcissima Marie, il lupacchiotto Fiore, l'impaurito Rex, e anche Lupin e Tigro, Laika e Grisù, Nek e Tato... Vorrei citarli tutti, perchè ognuno è speciale, e a suo modo inimitabile. Queste creature sono in fondo anche fortunate nella sfortuna, perchè Quattro Zampe Nel Cuore, grazie a chi lo gestisce e ci lavora, non ha niente a che vedere con tanti osceni e ignobili canili-lager che proliferano in giro per l'Italia. Però un box è pur sempre un box, e questi cani hanno bisogno di una casa, di una famiglia in cui rinascere, di certezze e punti fermi, di sorrisi che spazzino via il dolore e i brutti ricordi, di un futuro che possa almeno in parte cancellare il passato. Sono lì, fiduciosi e speranzosi... E ci aspettano. Alessio Gradogna



2010-05-10
Una settimana fortunata

Ciò che fa di uno scrittore un “grande” è sicuramente la capacità di trasmettere le emozioni attraverso la parola scritta. Non essendolo, per quanto io ci provi, non riuscirò mai a spiegare la soddisfazione che deriva dall’essere un volontario, quando vedi i risultati dei tuoi sforzi prendere forma. Eppure mai come ora vorrei possedere questo “dono”, per potervi rendere partecipi della gioia che procura una settimana speciale come questa! Ben due dei nostri ospiti di vecchia data, quelli che “sembra non li voglia nessuno” e che a Natale abbiamo cercato di far conoscere attraverso le foto nei nostri banchetti, hanno trovato casa!! Il posto d’onore lo merita sicuramente Vartan, con noi da 6 anni, passati per lo più libera nel prato a guardia di Cascina Porta. Una guardiana fenomenale, arrivata con la sorella Silvie che però, più fortunata, trovò casa già nel 2005. Vartan non è mai stata scelta da nessuno, prima di questa famiglia speciale che ha voluto darle fiducia. Finalmente Vartan potrà proteggere la sua famiglia e i suoi due nuovi padroncini. Da tutti noi, grazie a queste persone che hanno saputo guardare oltre i peli che si stavano imbiancando sul suo musetto, per arrivare al cuore di un grande cane che aspettava solo la sua opportunità. Questa fiera cagnotta mancherà a tutti noi, anche se è la prova vivente che i nostri sforzi hanno un significato profondo e vengono giustamente ricompensati dal tempo. Tra i nostri “vecchietti” di Natale c’era anche il piccolo grande Zen, un volpino di mezza taglia con noi da 3 anni e con un triste passato alla catena. Anche lui ha aspettato pazientemente la sua occasione, che si è presentata sottoforma di una splendida famiglia di Greggio. Zen è arrivato in canile evidentemente segnato nell’animo dal suo triste passato. Con il tempo e la serenità di cui è stato circondato, in canile ha ritrovato la fiducia nell’uomo, fino ad “essere pronto” per una seconda vita, felice, all’interno di una famiglia generosa. Anche a loro vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per avere dato un senso alla nostra passione. Per loro due il prossimo Natale sarà davvero migliore! Altre due fantastiche adozioni hanno coronato una settimana già memorabile! Dopo 4 anni di maltrattamenti e 3 di sballottamenti in diversi canili, anche Argo ha trovato una casa. Questo buonissimo Pastore Tedesco di 7 anni è arrivato a Cascina Porta solo all’inizio dell’anno ma ha già incontrato la sua nuova famiglia. Una giovane coppia in pensione ha scelto proprio un saggio cane non più giovanissimo per trascorrere queste vacanze estive (e speriamo molte altre in futuro!) a bordo del loro camper. Grazie anche a loro, per aver guardato oltre l’età anagrafica ed aver scelto un “compagno di avventure”, non un semplice cane. Ed infine Tom, piccolo volpino, ospite recente e tanto fortunato. Così fortunato da esser già stato scelto da questa famiglia, in cui vive un ex-randagino di Cascina Porta, insieme a due splendidi bimbi. A queste persone dobbiamo un ringraziamento speciale, per averci rinnovato la fiducia e, ancora una volta, aver fatto una scelta consapevole. Significa davvero molto per noi che una famiglia ci affidi per ben due volte la sicurezza di due bimbi. Così si conclude il resoconto di una settimana di successi. Ciò che non possiamo mai dimenticare, purtroppo, è che per quante famiglie speciali vengano a Cascina Porta, purtroppo il numero di randagi che “sembra nessuno voglia” è sempre maggiore. Speriamo che il gesto di queste persone serva ad esempio per tante altre. Speriamo che sempre più persone si fidino di noi e scelgano di adottare un compagno, non di comprare semplicemente un cane. VIOLA

2010-05-01
Domesticazione del cane

Prima di parlare dove, come e quando avvenne questo processo, è importante definire che cosa è la domesticazione. Per definizione, un processo di domesticazione comporta un cambio genetico, seppur minimo. Per questa ragione è un concetto che si può applicare solo a popolazioni e non a singoli. La prima ipotesi circa l’antenato del cane fu elaborata da Darwin e successivamente sostenuta da Lorentz, secondo il quale la maggior parte dei cani derivavano dal Coyote. Oggi, grazie a studi di genetica molecolare, sappiamo che non è così. Sappiamo infatti con certezza che l’unico antenato del cane è il lupo, ma al riguardo permangono due teorie. Una sostiene che il “passaggio” da lupo a cane sia stato diretto ed operato dall’uomo. La seconda, più accreditata, sostiene invece che ci sia voluta una tappa intermedia (chiamata “protocane”), prima di ottenere la specie canina come la intendiamo oggi. Secondo questa teoria, sembra infatti che alcun componente di un branco di lupi si avvicinò al villaggio umano per il grande vantaggio che avrebbe comportato accedere all’immondizia prodotta da una installazione umana. Per questa ragione, questo gruppo di “lupi dell’immondizia” iniziò a vivere più vicino all’uomo e più lontano dagli altri lupi, iniziando anche a riprodursi tra di loro e creando una popolazione a sé stante. Questa nuova popolazione incontrò maggiore facilità a vivere vicino all’installazione umana grazie a due caratteristiche: una minore paura dell’uomo ed una taglia più piccola (non confondiamo questo “protocane” con le razze attuali, selezionate poi in tempi relativamente recenti), completamente il contrario di quanto invece necessitava la popolazione cacciatrice. Sotto queste pressioni differenti, andarono distinguendosi due popolazioni sempre più differenti. Il fatto di avere questa specie intermedia, di “lupi dell’immondizia” o di “protocani”, fa’ sì che la discendenza dal lupo non sia più diretta (nè operata dall’uomo), e giustifica le differenze esistenti tra l’etogramma del lupo e del cane. Interessante notare che sembra essere ancora presente oggi la testimonianza della popolazione di “protocani”. Il Dingo australiano, che vive ai margini degli accentramenti umani accedendo ai rifiuti come primaria fonte di sostentamento, è a tutti gli effetti un “protocane” e per tanto può essere un ottimo modello di studio dal punto di vista del comportamento. Il processo di domesticazione sembra essere avvenuto in Oriente, più esattamente dove oggi individuiamo il territorio Cinese. Interessante notare che il comportamento dei lupi che vivono in queste zone è molto differente da quello dei lupi del Nord America, che sono invece le popolazione sulle quali storicamente è sempre stato studiato il comportamento del cane. Per questo le più moderne teorie sostengono che sarebbe più utile, alla luce di tutte queste nuove conoscenze, studiare il comportamento del Dingo piuttosto che quello dei lupi del Nord America. Ma quando avvenne? La maggior parte dei libri parlava di un processo avvenuto 14000 anni fa’, basandosi sui più antichi ritrovamenti archeologici di cui siamo in possesso. Una nuova teoria basata sui studi di genetica parla di 125000 anni. A partire da questa teoria, attraverso considerazioni sempre di tipo genetico sulla frequenza delle mutazioni, la maggioranza degli studiosi sembra concordare su una data comune, risalente a 40000 anni fa’. Ciò che è certo, è che fu la prima specie a subire il processo di domesticazione, seguita poi da capra e pecora, ma “solo” 9000 anni fa’. Che si tenga in conto la prima ipotesi (14000 anni) o la seconda (40000), rimane comunque evidente la differenza tra ciò che il cane ha trascorso al fianco dell’essere umano rispetto a tutti gli altri animali. VIOLA

2010-04-28
chiarezza sulla castrazione

La scelta di castrare il proprio animale per molti proprietari è un tema molto delicato. Spesso poi la castrazione è vista come la soluzione a tutti i problemi che derivano da comportamenti sgraditi del nostro cane o del nostro gatto e, per questo, spesso se ne “abusa”. Castrare un animale ha invece degli effetti ben precisi sia sulla sua salute che sul suo comportamento. Da un punto di vista medico, è certo che un cane castrato, durante la sua vita, avrà molte meno probabilità di sviluppare tumori ormonodipendenti, quali quelli alle ghiandole perianali, alla prostata e, ovviamente, ai testicoli stessi. Sono tre evenienze molto comuni nel cane adulto e anziano. Per questo, se si prevede di non far accoppiare l'animale, sarebbe bene castrarlo il prima possibile. Da un punto di vista del comportamento, invece, la castrazione apporta benefici solo se effettuata per prevenire/correggere comportamenti legati all'istinto sessuale dell'animale (ovvero dettati dagli ormoni, che in seguito alla castrazione non sono più prodotti). In particolare, sarà efficace per ridurre gli episodi di aggressività contro altri cani maschi, scoraggerà l'abitudine a segnare il territorio con l'urina e anche le fughe da casa, solo quando queste siano motivate da un istinto sessuale (per esempio quando il cane scappa solo in periodo di calore delle femmine). Per questi tre comportamenti, l'efficacia è praticamente totale se stiamo parlando di gatti, mentre scende a un 60% nel caso dei cani. In nessun caso, però, è possibile prevedere sul singolo come e quando questi comportamenti cesseranno o diminuiranno. E' estremamente frequente che gli effetti non siano immedati, ma tardino ad arrivare (gli ormoni rimangono in circolo anche per mesi dopo l'operazione). Inoltre non è chiaro in che modo l'età a cui viene effettuata la castrazione influenzi la riduzione del comportamento. Sembra infatti che se il cane ha avuto esperienze sessuali, gli effetti tarderanno maggiormente ad arrivare. Non esistono invece dati certi per quanto riguarda gli effetti sulla dominanza del cane e i conseguenti possibili episodi di aggressività. Mentre bisogna ricordare che l'abitudine di scappare di casa spesso non è dettata da un istinto sessuale. Il cane può infatti scappare alla ricerca di compagnia se per esempio è sempre solo in un grosso giardino. Contro la noia, la castrazione, non sarà sicuramente efficace. Nel gatto maschio, inoltre, limitare la sua attività lontano da casa lo mette al riparo dal rischio di contrarre pericolose malattie infettive quali FIV e FeLV. Il pericolo che l'animale castrato ingrassi, infine, è quasi esclusivamente legato alla riduzione dell'esercizio. Per evitarlo quindi, è sufficiente garantirgli una dieta equilibrata al suo nuovo stile di vita più sedentario oppure aumentare il suo esercizio fisico. Per concludere, non si conoscono oggi controindicazioni alla castrazione, ma ciò non toglie che questa resti un argomento molto delicato per molti padroni uomini! VIOLA

2010-04-18
una battaglia quotidiana

Il riconoscimento del diritto ad essere felici. Una strada irta di ostacoli. Recenti avvenimenti ci inducono a riflettere circa le motivazioni che guidano i nostri pensieri, le nostre azioni. L’epoca in cui viviamo è fatta principalmente di apparenza, di immediatezza. “Cotto e mangiato” è forse l’espressione che meglio descrive l’atteggiamento di chi pretende (e spesso ottiene) tutto e subito. Gli spazi dedicati alla riflessione, alla “meditazione”, sono sempre più angusti: abbiamo talmente tanta fretta di vivere che ci perdiamo la vita, quella vera, interiore che ci rende migliori. Anche il Papa, recentemente, ha sentito la necessità di predicare il cambiamento, la ricerca di un nuovo stile di vita, che tenga in considerazione anche le necessità spirituali oltre che materiali. Se fa notizia il Papa che predica il cambiamento in senso spirituale per ottenere l’autentica felicità, mi chiedo quanto dirompente possa essere l’ipotesi di riconoscere il diritto al benessere psicologico anche agli animali. Abbiamo scritto spesso degli sviluppi connessi alla conoscenza dell’etologia (la scienza che indaga sul significato del comportamento delle specie), una disciplina relativamente giovane ma capace di catalizzare gli interessi di un numero sempre maggiore di ricercatori. Non sappiamo oggi dove ci condurrà tutto questo, ma il germe del cambiamento lo possiamo trovare in molti documenti, alcuni redatti in epoca non sospetta come la L. R. 34 promulgata nell’ormai lontano 1993: “Chiunque detiene un animale da affezione o accetta, a qualunque titolo, di occuparsene e' responsabile della sua salute e del suo benessere e provvede a garantirgli ambiente, cure e attenzioni adeguate alla specie ed ai relativi bisogni fisiologici ed etologici. ” (Art. 3 comma 1). Dopo diciassette anni è giunto il momento di mettere mano anche a questa legge, per renderla coerente alle conoscenze acquisite ed alla mutata sensibilità delle nuove generazioni. In effetti la passata amministrazione regionale ha fatto un tentativo in questo senso, mediando diverse proposte aveva elaborato un documento recante il n. 444 che, almeno nelle intenzioni, doveva sostituire la L. R. 34 segnando un decisivo paso avanti verso il riconoscimento del diritto alla felicità di almeno una parte degli animali che vivono con noi. Tre anni non sono stati sufficienti per completare l’iter, ed ora, dopo appena tre anni, appare superato, inadeguato a garantire un cambiamento sostanziale e che rispecchi le aspettative. Ma mentre mi accingo a scrivere queste brevi riflessioni passo in rassegna gli avvenimenti della giornata, sostanzialmente non tanto diversa da molte altre, una giornata che giunge dopo una esperienza gratificante come l’incontro con i numerosi visitatori del canile sanitario di Borgo Ticino, per l’occasione aperto al pubblico per consentire a tutti di valutare il “cambiamento di gestione”, come anche un luogo poco ospitale come un canile sanitario possa garantite un minimo di benessere etologico ai randagi. Sorprendente la sincera curiosità di moltissime persone, meravigliate dalla socievolezza e tranquillità dei cani per nulla infastiditi dalla presenza di tanti estranei che sapevano mantenere il giusto atteggiamento, le distanze corrette. Un cambiamento di pubblico epocale in meno di tre anni: da semplici curiosi a visitatori interessati ed accorti. Al termine della giornata la domanda che sempre più spesso mi sento rivolgere: come facciamo a migliorare il rapporto con il nostro quattrozampe? Sono bastate meno di ventiquattro ore per piombare in una serie di situazioni completamente opposte. Si comincia al mattino presto: un cane di piccola taglia investito da un’auto che non si è neppure fermata. In compenso l’indignato informatore non si fermato neppure lui. Fortunatamente alcuni operai al lavoro in un canale ci hanno aiutato nella ricerca ed ora la cagnolina è ricoverata in clinica con prognosi favorevole. Passano solo poche ore ed ecco altre due chiamate, poi, verso sera la quarta, per una cattura in un piccolo centro nel biellese: la tragedia. Quattro case e una dozzina di cani. Alcuni, una minoranza, autentici miracolati: proprietari attenti e sistemazioni adeguate, per gli altri un vero inferno. Nel volgere di pochi minuti è possibile imbattersi un una serie di situazioni che passano dall’assurdo all’allucinante. Si parte da tre box dall’aspetto curato e con ampio cortile pulitissimo ed ordinato, ma i poveri ospiti sono costretti in pochissimi metri quadrati e con solo una porzione di parete aperta all’esterno (non posso immaginare la calura nei mesi estivi. Poco oltre un bel cagnone bianco davanti a casa: peccato per la corta catena e neppure l’ombra di una ciotola d’acqua o di un riparo. Ma il peggio deve ancora venire: proprio al limitare del piccolo borgo immerso nel verde, un palo piantato a terra a cui è legata una catena di circa due metri, al centro di una autentica “discarica”. All’altra estremità della catena una povera bestiola che abbaia tutta la sua disperazione nell’indifferenza di tutti. Al limitare del cerchio disegnato dallo strisciare della catena, escrementi di varie epoche frammisti a sassi e qualche osso sbiancato. Nessuna traccia di acqua da bere e per ricovero una “moderna cuccia in pvc”: minimo riparo dalle intemperie in inverno ma autentico forno nella soleggiata estate. Un riflesso automatico mi fa scattare una foto, giusto il tempo necessario a rendermi conto dell’inutilità del gesto: a cosa può servire? Improvvisamente mi ritrovo a pensare alla proposta di legge n. 444. Quanta strada rimane ancora da fare; Quanta stupida ignoranza dovremo ancora sconfiggere; Quanti muri di indifferenza si dovranno ancora abbattere. Ormai siamo al tramonto, meglio allontanarsi per non creare sospetti, da domani ricominceremo la nostra battaglia anche per lui. Luciano